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«Hollywood? Meglio la mia cuoca»

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Sandra Nettelbeck

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- La regista tedesca racconta il successo di Mostly Martha, esalta il brio della protagonista e dà l´addio definitivo alla sua esperienza americana

Sandra Nettelbeck

Una donna forte, complessa e incredibilmente attraente: è Martha, la cuoca protagonista di Mostly Martha, esordio dalla tedesca Sandra Nettelbeck con un film co-prodotto da Austria, Germania, Svizzera e Italia. Mostly Martha, già uscito nei paesi scandinavi, sarà distribuito negli Stati Uniti, Sud-America, Inghilterra, Giappone, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Il film è stato comprato anche una compagnia aerea, la Air Malesia, che lo manderà in programmazione durante i suoi voli. La regista e sceneggiatrice, a Roma per promuovere l´uscita italiana del film, racconta le avventure di questa cuoca di successo.

Da dove è partita l´idea di raccontare un personaggio femminile con la passione per la cucina?
Ho sempre voluto fare un film sul cibo. I miei genitori sono due cuochi ottimi. Poi ho letto un libro che descriveva la vita dei cuochi: gente lavora che sei giorni su sette, a tempo pieno, sacrificando la vita privata. Martha è una donna incredibile, molto ricca dentro. Vive il suo rapporto con il cibo da vera artista ed è addolorata dal fatto che alcuni clienti non siano in grado di capire i suoi piatti.

Un sentimento, quello di Martha, simile a quello di Primo, lo chef italo-americano di «The big night»...
Entrambi sono perfezionisti, amano il loro mestiere e condividono le stesse angosce. In Mostly Martha ci sono molti riferimenti a The big night. Nella commedia di Stanley Tucci ad un certo punto Primo litiga con Secondo, il fratello, perché quest´ultimo per ragioni puramente commerciali non vuole inserire nel menù il risotto. Martha si comporta allo stesso modo, ha il coraggio di buttare una bistecca cruda in faccia ai clienti che non apprezzano la sua favolosa cucina o di togliere loro la tovaglia mentre stanno ancora mangiando. Un lato del suo carattere che anch´io condivido. Dover combattere ogni giorno con la gente che non comprende il tuo mestiere capita anche nella mia vita di regista. Ma non ci sono altri riferimenti autobiografici, quando scrivo le mie sceneggiature lo scopo non è parlare di me.

Lei ha studiato cinema alla San Francisco State University: quali sono oggi le differenze più grandi tra la cinematografia americana e quella europea ?
A parte autori come Michael Cimino e Martin Scorsese e una eccezione come Paul Thomas Anderson, il cinema americano dagli anni Novanta ad oggi manca di sguardo personale. Non si riconosce mai la voce del cineasta. In Europa amo molto il cinema danese, quello fatto con pochi soldi e molta libertà. Lì è rispettata la versione dell´autore, una cosa regolarmente calpestata dalla realtà industriale del cinema hollywoodiano. Noi europei in generale abbiamo una grande risorsa: la personalità del nostro lavoro. E per poter continuare su questa strada bisogna necessariamente rendere conto del nostro percorso artistico a meno gente possibile. Ecco perché sono tornata volentieri in Europa, ecco perché sono qui e presento un film fatto con soldi europei.

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