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Il cinema polacco torna in auge

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Andrzej Wajda • Regista

di Dorota Hartwich

04/09/2005

Andrzej Wajda • Regista

L'anno prossimo Andrzej Wajda, il più eminente regista polacco, festeggerà 80 anni. Premiato per l'insieme della sua opera con il Leone di Platino alla 30/a edizione del Festival del cinema polacco di Gdynia, il regista ha scherzato: "Permettetemi di lasciare qui il premio e di venirlo a prendere l'anno prossimo con il mio nuovo film".

Ha vinto l'oscar e altri premi prestigiosi alla carriera. E' stato premiato anche in altri grandi festival, come Cannes, Venezia, San Sebastian, Mosca, Valladolid ecc. A Gdynia presiede la giuria…
E' vero, sono passato dall'altra parte, non presento più i miei film alle competizioni ma giudico quelli degli altri. Di premi ne ho ricevuti abbastanza in vita mia. Mettermi ancora tra i registi in concorso mi sembra fuori luogo. Uno dei trofei che mi è più caro è quello che mi hanno offerto alcuni giornalisti nel 1977 a Danzica per L'uomo di marmo: un mattone, sulla scalinata del palazzo che ospitava il festival. Era un premio ufficioso, la censura vegliava su tutto.

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Dopo ha realizzato L'uomo di ferro. La reazione, non solo dei giornalisti, ma anche del pubblico europeo fu entusiasta e vinse la Palma d'oro. Questo film sulle proteste del '68, del 1970 e del 1980 ha influenzato il corso della storia polacca.
E' raro che un regista che sta girando un film riesca a partecipare attivamente ai grandi eventi storici. E' stato il caso della nostra équipe - abbiamo girato in un momento estremamente eccitante, siamo entrati nel cuore degli eventi, girando tra gli operai senza sapere come sarebbe andata a finire, senza possibilità di fare alcuna previsione. L'uomo di ferro è stato per noi una grande lezione, abbiamo capito le idee di rivolta, abbiamo partecipato tutti a Solidarnosc.

In Polonia sono stati appena festeggiati i 25 anni di Solidarnosc. I più grandi registi polacchi hanno realizzato una opera collettiva dando una interpretazione moderna di questo movimento.
Sono molto contento che abbiano aderito in tanti a questo progetto. Ma abbiamo anche potuto osservare le diverse reazioni della gente per questa occasione. Alcuni si lamentavano del fatto che una parte delle idee di Solidarnosc fosse stata sottovalutata. Quel che successo allora è stato davvero splendido. E solo una parte di quelle grandi idee sono state realizzate. E' come il primo amore, è corto e finisce in fretta.

Ha ancora intenzione di dare un seguito al destino dei personaggi de L'uomo di marmo e L'uomo di ferro, di mostrare cosa sono divenuti oggi?
Un po' di tempo fa ho voluto girare la terza parte, una sorta di seguito di questi due film. Ma ora non credo più che abbia senso: tutte le sceneggiature che ho ricevuto erano cupe e presentavano i miei personaggi come dei perdenti. Io invece vorrei dimostrare che tutti questi personaggi, formati con Solidarnosc, sono delle persone che si sentono realizzate. Gli attori di L'uomo di marmo e L'uomo di ferro, Krystyna Janda e Jerzy Radziwilowicz, hanno realizzato nella vita i propri ideali: Krystyna fa costruire un teatro, Jerzy recita in film e spettacoli teatrali in Polonia e in Francia.

Negli anni '70 e '80 il cinema era una missione. I valori artistici avevano un ruolo importante, ma i film spesso erano un mezzo per lottare. Oggi è tutto diverso, gli artisti non hanno più una missione. In che condizioni versa il cinema contemporaneo di oggi in Polonia?
La tradizione del cinema impegnato è stata sempre forte in Polonia ed era molto apprezzata. Ma come sappiamo il cinema polacco ha sofferto molto in questi ultimi anni. La 30/a edizione del Festival di Gdynia mostra che la situazione sta cambiando. Ci sono molti giovani in concorso. E vedo che hanno - come noi in passato - un forte desiderio di riflettere sulla realtà che li circonda. La buona tradizione del cinema sociale rinasce. Il film è diventato di nuovo uno spazio di riflessione, dove porci delle domande sulla nostra identità. L'ultima generazione sa esprimersi, come dimostrano i tre studenti della Scuola di Lodz (Anna Kazejak, Jan Komasa, Maciej Migas) con il film Oda do radosci (Ode alla gioia) in concorso. Bisogna anche segnalare la cooperazione con altri partner europei. In concorso ci sono coproduzioni con Germania, Francia, Cina, poi attori russi, tedeschi, francesi che recitano per registi polacchi. I nostri film sono invitati in rassegne internazionali. La situazione finanziaria della nostra industria cinematografica sta migliorando. La nuove legge sul cinema è stata votata, spero che dia realmente un sostegno.

Il suo nuovo film, Post mortem, parlerà del massacro di Katyn del 1940. Perché ha scelto questa storia?
La porto con me da diversi anni. La questione del massacro di migliaia di ufficiali polacchi compiuto dalla polizia di Stalin a Katyn, non è stata mai trattata, a parte che da Zbigniew Herbert (che ne parla nella sua poesia) e dal compositore Krzysztof Penderenki (Polskie Requiem). I registi polacchi non si sono mai espressi, né su questo, né sull'insurrezione di Varsavia, né su Auschwitz. Bisogna farlo.

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