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"Ci sono molti giovani talenti oggi in Africa"

Rapporto industria: L'Europa e il resto del mondo

Philippe Lacôte • Regista

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- CANNES 2017: Cineuropa ha incontrato il cineasta franco-ivoriano Philippe Lacôte al termine del laboratorio organizzato dal CNC sulla francofonia

Philippe Lacôte • Regista

Cineuropa ha incontrato il cineasta franco-ivoriano Philippe Lacôte, il cui primo lungometraggio Run [+leggi anche:
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era stato presentato al Certain Regard nel 2014 e che sta preparando il suo nuovo film Zama King, al termine del laboratorio organizzato dal CNC sulla francofonia.

Cineuropa: Quali sono le grandi linee emerse dalla discussione che avete avuto qui a Cannes giovedì?
Philippe Lacôte:
Siamo stati invitati dal CNC con una tematica, "L’Africa, laboratorio della creazione francofona", con diversi rappresentanti della produzione e della regia attuali nel continente africano. Ciò che è emerso è la volontà del CNC di creare un fondo specifico dedicato ai film francofoni, con il Belgio e il Québec. Invece, a livello di partecipanti, è emerso che siamo tutti d’accordo. In sala era presente anche Abderrahmane Sissako ed è intervenuto, ed eravamo tutti concordi nel dire che oggi non consideriamo uno spazio di produzione, di finanziamento di film senza uno spazio di formazione. Crediamo che ci siano molti giovani talenti oggi in Africa, che sono però lontani dai sistemi di finanziamento internazionali, lontani dalle norme internazionali, che hanno bisogno che la loro sceneggiatura sia rafforzata in luoghi di apprendimento, con script-doctor, che le riprese possano servire anche come formazione, con una finestra teorica e una pratica. La conversazione è ruotata molto attorno a questo.

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Riguardo a questo nuovo fondo CNC per i paesi francofoni, che tipo di struttura pensa che ci dovrebbe essere?
Il fondo non sarà aperto solo ai film, ma anche all’audiovisivo e al web. E’ importante oggi integrare tutte le scritture moderne che esistono in Africa perché ci sono molti giovani che lavorano sul web, che filmano coi telefonini. Questa idea di fondo pluridisciplinare è un’ottima novità.

Quando parla di formazione, intende in tutte le filiere? Dalla sceneggiatura alla post-produzione?
Sì in tutte le filiere, ma le due filiere sulle quali i partecipanti hanno concentrato i loro interventi sono la sceneggiatura e la produzione. Abbiamo bisogno di produttori, e di sceneggiatre più solide, che escano dai lab, che siano messe in discussione e confrontate con script-doctors, per andare ad affrontare le commissioni internazionali.

E’ anche importante la questione della formazione professionale, learning by doing.
E’ così, non si riflette su un processo di formazione di un anno, ma si riflette su un aspetto teorico di un mese, come per il mio prossimo film Zama King, e dopo si va sul set. Quindi il film serve anche come trampolino per formare i giovani in tutte le posizioni.

E’ stato così per il suo film precedente, Run?
E’ effettivamente ciò che è successo con Run, e che vogliamo estendere ancora. Run era il mio primo lungometraggio, giravamo in una situazione politica difficile e io avevo paura di rendere troppo fragile il set. Quindi lo abbiamo girato con una ventina di giovani, ma abbiamo fatto molto a monte con gli attori. E poi improvvisamente, la voglia di aprire dei dipartimenti produzione, dipartimenti che non avevamo aperto alla formazione.

Ci può parlare del suo nuovo progetto?
Zama King sarà il mio secondo lungometraggio, sviluppato al Torino Film Lab. E’ un film che si svolge in una prigione. Un giovane uomo arriva in questa prigione ed è costretto a raccontare una storia tutta la notte. E’ una sorta di Sherazade moderno.

Ha già un finanziamento per questo film?
Abbiamo appena ricevuto la notizia del finanziamento di 300.000€ da parte della Costa d’Avorio che ci sostiene tramite il FONSIC. E’ il primo finanziamento. E’ importante perché abbiamo sempre voluto che il paese – ed era lo stesso per Run – si impegnasse per primo e desse un segnale importante ai partner.

(Tradotto dal francese)

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