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“L’idea era quella di promuovere un costante scambio tra Oriente e Occidente”

Rapporto industria: L'Europa e il resto del mondo

Marco Müller e Jia Zhangke • Organizzatori, Pingyao Film Festival

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- Gli uomini dietro la prima edizione del Pingyao Crouching Tiger Hidden Dragon International Film Festival, Marco Müller e Jia Zhangke, parlano del suo “anno zero”

Marco Müller e Jia Zhangke  • Organizzatori, Pingyao Film Festival

Dopo gli incarichi a Locarno, Venezia e Roma, tra gli altri, il veterano direttore di festival Marco Müller ha deciso di collaborare con l’acclamato regista cinese Jia Zhangke per creare il Pingyao Crouching Tiger Hidden Dragon International Film Festival, un punto di incontro in cui pubblico e produttori possono scambiarsi le proprie idee liberamente – nello stesso posto in cui lo stesso regista cinese ha girato alcune parti dei suoi film più importanti, compresi Platform e A Touch of Sin.

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Cineuropa: Perché avete deciso di lanciare il festival così vicino alla sua città natale?
Jia Zhangke:
 Tutti i miei film sono stati girati vicino Shanxi. Mi piace tanto questo posto e lo conosco davvero bene. Ho sempre cercato di raccontare storie di qui perché raramente si vedono sul grande schermo. La Cina sta crescendo velocemente ma è una crescita sbilanciata, ecco perché nei miei film sono sempre voluto tornare dove tutto ebbe origine, perché qui ci sono persone vere.

Quando ho girato Platform, i giovani produttori erano in difficoltà a causa della mancanza di fondi. Bene, il denaro non è il più grande dei problemi, bensì il fatto che nessuno sembra preoccuparsi del cinema d’arte. Odio andare nelle multisale, quindi ho cercato di creare uno spazio indipendente per il pubblico e i produttori affinché possano immergersi veramente nei film. Pingyao è la miglior città storica cinese, la sua storia risale a circa 2700 anni. Se combini il tutto con il cinema, puoi ottenere qualcosa di davvero magico.

Marco Müller: L’idea di Jia Zhangke era molto semplice: “Ho trascorso un terzo della mia vita nei festival cinematografici stranieri. Perché non ne possiamo avere uno nella mia città?”. Pingyao non è la sua vera e propria città natale ma è molto vicina a Fenyang e qui ha girato lunghe parti dei suoi film più importanti. Quando l’ho vista per la prima volta, essendo deluso dalle mie precedenti esperienze, ho pensato che ci fossero le condizioni ideali per poterlo realizzare. Quindi in questo senso eravamo qui per realizzare i suoi sogni anche se questa iniziativa è una continuazione naturale di ciò che avevo già provato a fare nei festival di Pechino, Fuzhou e Macau: avere uno spazio personale, diverso dal modo in cui funziona il mercato cinese.

È sorprendente vedere quanti titoli europei avete deciso di mostrare, con la retrospettiva di Jean-Pierre Melville a legare il tutto.
M.M.:
 L’idea era quella di promuovere un costante scambio tra Oriente e Occidente. Questa tacita regola per i festival cinesi dice che il numero di film stranieri deve essere uguale al numero di film cinesi, ma penso che abbiamo creato un buon equilibrio tra l’Europa Occidentale e l’ex Unione Sovietica aggiungendo un tocco di America Latina. Quanto alla retrospettiva, è importante sottolineare che Melville guardava tutti i classici film noir hollywoodiani ma anche i gangster movie asiatici. John Woo, Johnnie To… Tutti si sono ispirati a lui.

J.Z.: Mettendo in mostra il lavoro dei vecchi maestri, vogliamo incoraggiare i giovani produttori ad imparare la storia del cinema e apprendere da Rossellini, Melville o dal grande produttore cinese Fei Mu. Ufficialmente non è una competizione, ma abbiamo diverse giurie: “Rossellini”, “Fei Mu” e “the Work in Progress” senza citare il fatto che il nome dell’edizione attuale è direttamente legato al film di Rossellini, Germania anno zero. Tutto è collegato l’uno con l’altro.

Lo chiamate “anno zero” perché state cercando ancora di immaginarvi come sarà?
M.M.: Esiste un motivo per cui lo chiamiamo “boutique festival”. C’era un enorme evento politico che incombeva su di noi e una serie di difficoltà che sono sorte non appena costruiti i cinema. Ma non penso che debba essere l’evento più importante, deve essere un evento valido. Un piccolo posto in un ambiente accogliente dove le persone possono stare insieme tranquillamente come al Midnight Sun Film Festival, dove trovi i fratelli Kaurismäki seduti a un bar e disponibili per gli ospiti. Questo è ciò che deve accadere, attraverso uno scambio di opinioni e un’intesa reciproca saremo finalmente capaci di cambiare le regole di questo paese. C’è bisogno ancora di tempo ma tutta la Cina è consapevole che questo posto può essere qualcosa di speciale. Qui non esiste nulla di tutto ciò.

J.Z.: Esiste un detto in cinese “Iniziare da zero e andare verso l’uno” ovvero partire dal nulla per arrivare a qualcosa. È un festival molto giovane, infatti è appena nato. Ne esistono pochi in Cina e, solitamente, vengono realizzati nelle grandi città con le industrie cinematografiche e le strutture. Qui, a Pingyao, stiamo realizzando tutto dal nulla.

(Tradotto dall'inglese da Francesca Miriam Chiara Leonardi)

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