email print share on facebook share on twitter share on google+

Jacek Koprowicz • Regista

L’arte suprema della menzogna

di 

- Incontro con un regista di ritorno al cinema dopo 22 anni con un film polemico che rimette in questione le verità ufficiali e che svela la parte d'ombra di un grande artista

Jacek  Koprowicz   • Regista

Con Przeznaczenie (lett. predestinazione) nel 1984, Jacek Koprowicz provocò uno scandalo: il film dovette attendere due anni prima di uscire, a causa dell'opposizione della famiglia dello scrittore cui si ispirava. Koprowicz ha diretto poi Medium (1985) e Alchemik (1988), prima di abbandonare il cinema. Ora torna con Mystification [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Jacek Koprowicz
scheda film
]
, che ha scatenato nuove polemiche.

Cineuropa: Perché Witkacy, indubbiamente uno degli artisti polacchi più enigmatici del XX secolo, ha attirato la sua attenzione?
Jacek Koprowicz: Witkacy mi appassiona da sempre ed era da tanto che pensavo di realizzare un film su di lui. Dopo la celebre riesumazione del 1988, quando le spoglie di una giovane ucraina furono ritrovate al posto delle sue, mi sono sentito rassicurato nell'intenzione di seguire la pista della morte misteriosa. D'altronde, Witkacy ha scritto, in uno dei suoi trattati teorici nel 1929, che l'arte suprema è la menzogna. Ho dunque constatato che il suo suicidio, nel 1939, fu una mistificazione...

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Malgrado questa riesumazione, la data della morte di Witkacy non è mai stata ufficialmente rimessa in questione, e fin dalla sceneggiatura, il suo film è stato percepito come scandaloso. Questa atmosfera l'ha ostacolata durante la produzione?
Ho un temperamento che si accompagna bene con gli scandali. Credo che le cose scandalose siano sempre un buon materiale per il cinema. Nella realtà, si è convinti profondamente di dover percepire gli artisti in modo scultoreo, statuario, come se fossero di bronzo. Io voglio invece mostrare il loro lato umano, a che punto la creazione è legata alla vita e, di conseguenza, il prezzo che bisogna pagare per creare.

È stato difficile convertire la squadra del film alla sua visione?
Mi sembra che sia riuscito a convincerli. Ho l'impressione che abbiamo creduto tutti in questa storia, alla convinzione che la menzogna è l'arte suprema. È un po' come se stessimo conducendo un gioco con l'aldilà...

Recitare, per gli attori, ha avuto dunque un doppio significato...
Effettivamente. E devo confessare che presso alcuni, le mie proposte sul cast hanno incontrato reazioni di costernazione, persino di spavento. L'importante, nella scelta degli attori, non era affatto la somiglianza fisica, ma la forza del carattere, l'energia. E li ho trovati. Jerzy Stuhr, che interpreta Witkacy, ha una personalità di questo tipo, ha questa potenza.

Quasi tutti i suoi film includono uno sfondo storico e un contesto politico.
Sì, c'è sempre una certa implicazione nella Storia e nel terrore che ne risulta. È molto importante mostrarlo. Così, l'intrigo è reso in modo più autentico. In Mystification, il racconto può, ad esempio, essere interpretato come una lotta per la libertà. Ma, ovviamente, non tutti lo vedranno in questo modo.

L’amante di Witkacy ha un ruolo significativo nel film. Questa prospettiva femminile è importante per lei?
È fondamentale. È in effetti un film sull'amore folle, una vera passione. Lui esiste grazie a lei, che è completamente dipendente da lui. È anche un film sulle emozioni impossibili.

Aveva diretto il suo film precedente del 1988, sotto il comunismo. Mystification è stato girato in condizioni totalmente differenti. Che cosa le ispira il raffronto tra queste due realtà?
I miei sentimenti sono ambivalenti. Ciò che più rimpiango è che a quell'epoca avevamo molti più giorni per le riprese: 90 contro i 32 per Mystification. Questo ci ha obbligato a un'accelerazione enorme del lavoro. Rendo dunque omaggio alla squadra del film, che ha raggiunto il suo obiettivo nonostante le condizioni difficili. Un regista deve poter prendere le distanze da ciò che è stato girato, per perfezionare quello che è stato fatto. Kieslowski, ad esempio, modificava molte cose dopo il montaggio, girava scene supplementari, ne aveva il tempo. Noi non avevamo questa possibilità, ma sono comunque molto contento di quello che siamo riusciti a fare.

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Leggi anche