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Serena Sostegni • Cattleya

"Se vuoi attirare registi interessanti, hai bisogno di una storia forte"

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Serena Sostegni lavora come scout di nuove storie per adattamenti cinematografici per conto della società di produzione cinematografica e televisiva italiana Cattleya. Fondata nel 1997 da Riccardo Tozzi, attuale presidente dell'Anica, Cattleya ha portato con successo al cinema, fra i tanti, Romanzo criminale di Giancarlo De Cataldo (per la regia di Michele Placido), Io non ho paura di Niccolò Ammaniti (diretto da Gabriele Salvatores) e Non ti muovere di Margaret Mazzantini (regia di Sergio Castellitto).

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In che cosa consiste il suo lavoro in Cattleya?
Leggo, tengo d'occhio le nuove uscite in libreria, monitoro le recensioni, valuto storie. Poi contatto le case editrici, che è la fase più importante, e se si trova un accordo, seguo il progetto della sceneggiatura. Sono una sorta di trait d'union tra il mondo editoriale e quello del cinema.

In che percentuale Cattleya produce film tratti da libri?
La proporzione cambia di anno in anno. Diciamo che su 6-8 film che produciamo all'anno, tra cinema e tv, uno o due sono adattamenti. Ci sono stagioni in cui non ne abbiamo nessuno in listino, altre che ne presentiamo due o tre.

Quali sono i progetti di adattamenti attualmente in cantiere?
Abbiamo il nuovo film di Cristina Comencini, Quando la notte, tratto dal suo libro omonimo, che uscirà in autunno. Poi sono in corso le riprese di A.C.A.B., tratto dal romanzo del giornalista Carlo Bonini, diretto da Stefano Sollima e con protagonista Pierfrancesco Favino. A breve cominceranno le riprese di Educazione siberiana di Gabriele Salvatores, dal bestseller autobiografico dello scrittore russo Nicolai Lilin. Intanto stiamo lavorando anche a Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda.

Quali sono i vantaggi dell'adattamento per un produttore cinematografico?
A parte l'aspetto economico - si ottiene un punteggio maggiore per i finanziamenti pubblici - spesso l'adattamento è materia convincente per acquisire un regista. Se vuoi portare a te nomi interessanti, a volte non hai altro mezzo che una storia forte.

Capita più spesso che siate voi a proporre un libro a un regista o che il regista venga da voi con l'idea di un adattamento?
In genere siamo noi a proporre un libro al regista: da privato, ha accesso alla storia più tardi rispetto a noi, ne viene a conoscenza quando esce in libreria. E invece il mercato delle opzioni si svolge molto prima, talvolta persino in fase di scrittura.

Guardate di più all'editoria italiana o anche a quella estera?
Privilegiamo il mercato italiano, perchè siamo più forti nell'aggiudicarci una buona storia: arriviamo prima. Così come all'estero arrivano prima gli stranieri. Le traduzioni italiane escono sempre tardi. Ma può anche capitare di approfittare di un'opzione scaduta, come ci è successo con La casa del sonno di Coe Jonathan: dopo tre anni, i diritti non sono stati acquistati e così siamo subentrati noi. Il progetto, però, non è andato in porto. D'altronde, il 50% dei progetti di adattamento cadono, per mille motivi.

Quali sono i generi che privilegiate nella scelta di un libro per un adattamento?
Facciamo un cinema di storie, di percorsi umani, in cui il pubblico italiano possa riconoscersi. Niente adattamenti da storie in costume, thriller o d'azione, c'è tanta concorrenza dall'America, partiremmo svantaggiati. Romanzo criminale, ad esempio, ha funzionato perché era un noir atipico: facce molto italiane, malviventi di casa nostra.

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