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Jonathan Glazer • Regista

"un essere in visita a un mondo che non è il suo"

di 

- Il regista britannico è a Venezia a difendere il suo film Under The Skin, in concorso alla 70a Mostra…

Jonathan Glazer • Regista

Il regista britannico Jonathan Glazer è a Venezia a difendere il suo film Under The Skin [+leggi anche:
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, in concorso alla 70a Mostra

Quali sono i temi che ha voluto affrontare con questa storia?
Il film parla di morte, di sesso e di altro, ma non erano temi fini a se stessi. Si sono imposti in fase di scrittura o durante le riprese, il montaggio…Quando faccio un film non penso alle tematiche che affronterà, mi concentro invece sull’impressione che suscita in me la sceneggiatura e sull’impressione che ho voglia di trasmettere allo spettatore. Qui, come nel romanzo, si trattava davvero di trasmettere un senso di non appartenenza a questo mondo. Questa creatura cammina tra di noi e vede le cose che ci sembrano normali con occhi extraterrestri, il che improvvisamente le rende anormali. È questa la sensazione che mi interessava e che ho voluto trasmettere con il film.

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Perché ha scelto di girare un gran numero di scene in telecamera nascosta?
Volevamo camuffare Scarlett Johansson, che è molto famosa, per proiettarla nel mondo reale o in un recesso un po’ isolato di quel mondo. L’idea si è imposta immediatamente, ancora una volta per suscitare quell’impressione di un essere in "visita" a un mondo che non è il suo. Inizialmente il concetto poteva sembrare molto teorico, ma era troppo allettante per non metterlo in pratica. Alla fine ci sono scene che hanno funzionato molto bene, come quelle in cui Scarlett chiede indicazioni a persone reali e fa lavorare il suo fascino naturale senza essere riconosciuta. Poi c’è la scena in cui cade per strada. Nessuno ha fatto due più due. In altre sequenze, come quelle della discoteca, abbiamo fatto più fatica a nascondere le telecamere ed è stato necessario girare più volte, cosa che ovviamente ha attirato l’attenzione. Questa tecnica è stata funzionale non solo alla storia, in quanto Scarlett era davvero immersa nell’ambiente, ma anche al budget del film, in quanto non abbiamo dovuto procurarci tante comparse, una grossa squadra di riprese, una direzione di scena consistente e così via.

Come avete fatto a convincere Scarlett Johansson a partecipare al progetto?
Glielo abbiamo semplicemente sottoposto e le è piaciuto. Si è dedicata molto al suo personaggio e all’intero processo del film. Il suo impegno è stato molto prezioso. Bisognava girare in fretta e bene e per lei era tanto più difficile in quanto praticamente non aveva informazioni sul suo ruolo. Quando è arrivata, il primo giorno di riprese, si è subito accorta che le sue idee preconcette sul ruolo non coincidevano con ciò che avremmo girato. Questa scoperta progressiva è stata intenzionale e coerente con il percorso compiuto dal suo personaggio nel film. È un’altra idea concettuale che avrebbe potuto non funzionare, ma Scarlett è un’attrice formidabile e impegnata. Non abbiamo avuto problemi nel chiederle di fare certe cose più improvvisate o impegnative per es. le scene di nudo, che sono le sequenze più coreografate del film.

(Tradotto dal francese)

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