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Arild Andresen • Regista

"Non esprimere i propri sentimenti non significa necessariamente esserne privi"

di 

- Abbiamo incontrato il regista norvegese Arild Andresen, che porta sugli schermi del suo Paese il suo nuovo film Handle with Care

Arild Andresen  • Regista

L'inizio di quest'anno ha visto l'uscita sugli schermi norvegesi di Handle with Care [+leggi anche:
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, nuovo film di Arild Andresen il cui primo lungometraggio, The Liverpool Goalie [+leggi anche:
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, ha ricevuto, tra gli altri premi, un Orso di Cristallo alla Berlinale 2011. Cineuropa ha incontrato questo regista norvegese nel quartiere Tøyen di Oslo, in un bar che non si lascia impressionare dal suo illustre vicino, il museo Munch. 

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Cineuropa: Lei è anche uno degli sceneggiatori del film.
Arild Andresen: L'idea originale è stata di Jorge Camacho e gli è valsa nel 2012 un concorso di pitch, di sinossi, a Kosmorama, il festival di Trondheim. Hilde Susan Jægtnes ha poi sviluppato e arricchito la sceneggiatura. Sono stato l'ultimo a intervenire in questo processo di scrittura che ha visto la fine dopo tre anni. 

È un film sull'adozione?
Si tratta piuttosto del ritratto di un padre, vedovo, la cui moglie Camilla aveva un forte legame con il figlio, Daniel, un bambino adottato. Kjetil, ora che è da solo a crescere questo bambino, non riesce ad assumere il suo ruolo di padre. Soprattutto perché non è facile ammettere, specie a se stessi, che si nutre poco affetto per il proprio figlio. Argomento tabù, se vogliamo. Partirà per la Colombia con il bambino nella speranza di trovare la madre biologica. Ho usato la mia esperienza di padre, non necessariamente per difendere il personaggio, ma per sfumarlo, per mostrare diverse sfaccettature. Kristoffer Joner, con il quale ho già lavorato, in particolare al mio secondo film The Orheim Company [+leggi anche:
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, dà a Kjetil la coerenza e la credibilità necessarie. Perché Handle with Care è un film sulla capacità di dare e ricevere amore. Kjetil ha perso l'amata moglie, quindi è vulnerabile emotivamente. Lo si vede nel suo insolito comportamento paterno: ha paura, ad esempio, dei gesti affettuosi. Ma non esprimere i propri sentimenti non significa necessariamente esserne privi, non provare affetto. 

Chi interpreta Daniel?
Kristoffer Bech, sei anni al momento delle riprese. Un talento innato. Ha sempre sognato di essere un attore e si è presentato ai casting tra i primi. Abbiamo comunque cercato per altri sei mesi prima di affidargli il ruolo. Poiché ci sono scene difficili nel film, ci siamo presi il tempo necessario per conoscerlo. Volevamo essere sicuri che gli piacesse recitare, e che sarebbe stato abbastanza motivato da ripetere alcune scene, se necessario, che avrebbe mantenuto le distanze e non si sarebbe stancato dopo tre giorni di riprese. I due Kristoffer sono andati molto d'accordo. Una vera fortuna per il film, di cui David Katznelson è stato il direttore della fotografia. 

E Camilla è interpretata da...
Ellen Dorrit Petersen. Camilla è un ricordo, quindi un po' idealizzata. È al centro dei flashback, scene che ho girato con dei colori più tenui. Non la si vede molto nel film, ma il personaggio è importante, ha una potente forza evocativa. Ho scelto Ellen per la sua presenza luminosa. 

Una donna radiosa in un film drammatico.
Handle with Care è un dramma, è vero. Ma la vita è un mix di sensazioni, di emozioni diverse. Le esperienze vissute si mescolano, si amalgamano. Comico e tragico coesistono. Così è la vita. A Bogotà come altrove. Volevo mostrare questa città nella sua interezza, avendo ottenuto il permesso di girare praticamente ovunque, ma ho incontrato riluttanza nei quartieri alti. Se ho girato con un team colombiano è per motivi finanziari, ma anche per le opportunità dello scambio. Trovo gratificante avvalermi di competenze locali. 

Tutti i suoi film parlano d'infanzia. Ha dei ricordi di cinema legati alla sua?
Sì, l'attesa gioiosa, il buio in sala... vedere Tarzan con papà, i musical con la mamma, e i classici Disney con entrambi. Magico. Più tardi ho avuto un periodo Scorsese e Coppola. Ora apprezzo particolarmente Michael Winterbottom, il suo modo di mostrare l'interazione tra i personaggi, il suo studio degli ambienti. E mi piace molto discutere di cinema con il mio collega e amico Joachim Trier. Appassionante... e stimolante!

(Tradotto dal francese)

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