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Katharina Wyss • Regista

“A volte non dovresti fare quello che ti viene chiesto”

di 

- VENEZIA 2017: L'esordiente Katharina Wyss, che ha proiettato Sarah joue un loup garou alla Settimana Internazionale della Critica, spiega perché avesse paura di capire la sua protagonista

Katharina Wyss  • Regista
(© L Kurtz/Settimana Internazionale della Critica)

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, film d’esordio di Katharina Wyss proiettato alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia, la timida teenager Sarah (Loane Balthasar) scopre il teatro. Sebbene le sue idee oltraggiose provochino inizialmente delle controversie, per un po’ sembra che lei possa finalmente fare ciò che vuole. Ma alcune cose non si possono proprio evitare – almeno non per molto.

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Cineuropa: Guardare Sarah darsi costantemente la zappa sui piedi è estremamente difficile. Ma il tuo film ci ricorda anche quel periodo della vita in cui sembra che non possiamo fare niente di buono.
Katharina Wyss:
Voglio solo essere onesta. Non mi importava affatto che lei piacesse o meno. Sarah può essere meschina e narcisista e non è stato facile “scriverla”. In un primo momento ho lavorato alla sceneggiatura da sola, ma mi sono resa conto che stavo osservando dall’esterno. Avevo bisogno di seguirla in quest’esperienza, che si è rivelata estremamente difficile – Non riuscivo semplicemente a entrare nel personaggio. Ma dopo ho iniziato a lavorare con delle adolescenti e ho conosciuto un ragazzo che sembrava sapere molto della vita interiore di Sarah. È stato l’unico a riuscire a darle forma – ma è anche merito dell’attrice, Loane Balthasar, perché, in quanto a me, ho un difficile rapporto con Sarah [ride]. 

È stato il suo primo ruolo, vero?
Sì – Loane è molto indipendente nel suo lavoro. Le ho detto che fosse la sua storia ed è stato solo dopo che ho realizzato che mi avesse presa abbastanza seriamente. Aveva paura di distruggere il film. Ha iniziato a scrivere i diari di Sarah, immaginando cosa avesse passato questa ragazza. Io l’ho solo indirizzata, ma scommetto che lei sapesse che la sua performance avrebbe guidato tutto. 

L’attrazione di Sarah per i martiri e altre figure tragiche non è strana, affatto. Anche Anna dai capelli rossi faceva finta di morire interpretando Elaine di Tennyson.
Mi piaceva l’idea che queste giovani donne fossero affascinate da qualcosa di misterioso e sinistro e che volessero recitare scene violente. E sono molto serie a riguardo! C’era questo libro di Elisabeth Bronfen intitolato Over Her Dead Body, pieno di immagini di donne morte. Tutte queste martiri e sante erano, almeno per me, coraggiose e forti. Quindi quando morirono, per alcuni fu un sollievo.

Perché hai deciso di parlare di abuso nel film? Per spiegare perché Sarah è quello che è?
È arrivato piuttosto tardi nel processo. È complicato perché non volevo che la gente dicesse: “Oh, è stata abusata, quindi è per questo che si comporta così”. Ma credo davvero che nella maggior parte dei casi questo è esattamente quello che succede.Trovo interessante come la gente veda questo nel film, o come non lo veda, perché alcuni preferiscono semplicemente ignorarlo. Sarah non può addentrarsi nel mondo come gli altri e fare delle cose che per gli altri sono normali. Ne porta sempre il peso. Lo vede e lo conosce, ma per lei è abbastanza ambivalente da non chiedere aiuto. Molte persone, specialmente gli uomini più anziani, vanno in giro dicendo: “Non riguarda proprio l’abuso. Lei è il problema”. Ho anche parlato con delle adolescenti che mi hanno detto che anche se il padre di Sarah non è proprio comprensivo, lui vuole realmente aiutarla. 

Questa reazione è preoccupante.
Quando stavo facendo il film, mi sono resa conto che gli adolescenti rispettassero davvero gli adulti, che gli permettono di fare qualsiasi cosa, quindi è importante protestare e dire: “Non lo farò”. Mentre stavo crescendo, alcune cose potevano succedere senza che tu sapessi dargli un nome. Sono serviti anni per esserne finalmente consapevoli. Alcune donne si avvicinavano dopo le proiezioni e non abbiamo proprio parlato di abuso, ma ho percepito che il film avesse innescato qualcosa in loro.

Per Sarah, agire diventa quell’innesco.
È orgogliosa di poter fare bene qualcosa. Sarah è una brava studentessa – fa quello che le viene detto. Ma a un certo punto si sente attaccata e diventa quasi feroce. Reagisce come un animale. Alcune ragazzine mi hanno detto che questa fosse la loro scena preferita perché potevano finalmente vederla lottare. Credo che a volte non dovresti fare quello che ti viene chiesto – è un toccasana.

(Tradotto dall'inglese di Giulia Gugliotta)

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