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Marija Stojnić e Milos Ivanović • Regista e produttore

“Un film che reinventa lo scopo della radio live, della vecchia scuola e della parola”

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- Abbiamo incontrato i vincitori dell’Eurimages Lab Project Award di Salonicco, la regista Marija Stojnić e il produttore Milos Ivanović per parlare del loro progetto

Marija Stojnić e Milos Ivanović  • Regista e produttore
(© Motionteam)

Il documentario sperimentale Speak So I Can See You, prodotto da Marija Stojnić è il vincitore dell’Eurimages Lab Project Award, un premio del valore di 50 000 euro assegnato nella sezione Agora Works in Progress del Festival internazionale del film di Salonicco (leggi la news e il report). Il film, che parla dell’importanza di Radio Belgrade, è stato prodotto dalla regista e da Milos Ivanović per Bilboke. Cineuropa li ha incontrati per parlare della parte creativa di questo progetto “fuori dagli schemi” e del suo completamento grazie al premio ricevuto.

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Cineuropa: Potete darci maggiori dettagli sul progetto?
Marija Stojnić: Con Speak So I Can See You, abbiamo voluto principalmente mettere in relazione persone sconosciute che si trovano ai lati opposti della radio: gli ascoltatori e i conduttori. Ho iniziato a realizzare questo film basandomi sulla mia esperienza, poiché Radio Belgrade ha influenzato particolarmente la mia vita e la mia percezione del mondo reale, così come la mia città e il mio paese. Pensavo che fosse un argomento interessante da adattare in un film “fuori dagli schemi” e non lineare che non avrebbe giocato con immagini e suoni come fanno i classici documentari.

Qual è l’aspetto anticonformista del film?
M.S.: Questo film è un incrocio tra un documentario d’osservazione e un esperimento audiovisivo. La vicenda segue la trasformazione di una delle stazioni radio più antiche d’Europa e l’unica stazione radio in Serbia che trasmette programmi culturali, drammatici, artistici e scientifici. In questo documentario, la radio è un personaggio reale, cosciente di ciò che accade attorno e dentro di sé, capace di esprimersi attraverso le voci di coloro che sono passati in radio negli ultimi 90 anni. Tecnicamente, si tratta di documenti provenienti da numerosi archivi di Radio Belgrade e diventati la voce della radio.

Attraverso questa storia state provando a creare un legame tra passato e presente?
M.S.:
 Attraverso questo patrimonio umano che la radio ci offre grazie ai documenti audio, vogliamo proporre una riflessione sul presente. Quindi si tratta di un film contemporaneo perché cerca di capire il ruolo dell’arte, della cultura e di questi programmi che non sono più presenti nei media pubblici di oggi. È un film che reinventa lo scopo della radio live, della vecchia scuola e della parola in mezzo a quest’epidemia di solitudine generale.

Milos Ivanović: Tutti pensano che si tratti di un documentario storico che ricostruisce la storia e il passato di Radio Belgrade; non è affatto così poiché è molto attuale.

Oggi che importanza ha Radio Belgrade?
MS:
 Questa stazione è un simbolo di cultura e di spirito critico, e penso che a causa della situazione dei media, svolga un ruolo importante e significativo per i cittadini della Serbia. Non è molto conosciuta ma ci spinge a riflettere ed è un’amica che ha il potere di trasformare il nostro spazio personale. Come si vedrà nel film, questo potere di cambiamento può modificare l’atmosfera del luogo stesso.

L’Eurimages Lab Project Award può essere considerato una forma d’aiuto?
M.S.: Abbiamo già ricevuto un aiuto alla produzione dal Film Center Serbia. Il premio di 50 000 euro sarà utilizzato per iniziare la post-produzione in primavera. I diritti sui documenti d’archivio rappresentano una parte importante della nostra post-produzione, di conseguenza richiederanno tempo e denaro; per noi è davvero importante. Sappiamo che è difficile da promuovere ma Salonicco è stata la città ideale per presentare il nostro lavoro in quanto fa parte di quella piccola parte dell’industria che si dedica ai film anticonformisti e fuori dal comune. Sappiamo che questa collaborazione è rischiosa tuttavia siamo contenti di aver ricevuto questo premio.

M.I.: Questo premio ci dà la possibilità di scegliere ciò che consideriamo il miglior contenuto per il nostro film. A causa della poca disponibilità economica, siamo scesi a compromessi. Da ora in poi possiamo eliminare qualsiasi limite creativo.

Siete ancora alla ricerca di altri partner?
M.S.:
 Vorremmo lavorare con uno staff internazionale poiché riteniamo che possa rafforzare la qualità del progetto. Abbiamo già coproduttori croati, Tibor Keser e Vanja Jambrović per Restart ma siamo ancora alla ricerca di un terzo coproduttore europeo per la post-produzione. 

Avete dei progetti dopo Salonicco?
M.I.:
 Per il momento non sono in progetto altri festival poiché termineremo le riprese nei prossimi due mesi e in seguito inizierà la fase di montaggio.

(Tradotto dall'inglese di Francesca Miriam Chiara Leonardi)

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