email print share on facebook share on twitter share on google+

Piotr Domalewski • Regista

"Un film che descrive una piccola comunità e serve da metafora per qualcosa di più grande"

di 

- Il regista-sceneggiatore polacco Piotr Domalewski ha parlato con Cineuropa del suo sorprendente film d’esordio Silent Night, che solo in apparenza è una storia semplice

Piotr Domalewski  • Regista

Cineuropa: Silent Night [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Piotr Domalewski
scheda film
]
è il suo primo film. Come è nata l’idea?
Piotr Domalewski:
Ispirato dal cinema turco, rumeno e iraniano, volevo realizzare un film che descrivesse una piccola comunità e al tempo stesso fungesse da metafora di qualcosa di più grande e universale. Sapevo che avevo bisogno di una storia molto semplice, e inoltre, mi chiedevo cosa fosse per me, un uomo di 34 anni vicino e riconoscibile. E la risposta è stata: una famiglia multi-generazionale e un problema di emigrazione economica. Nella Polonia orientale, da dove vengo, ogni famiglia ha avuto qualcuno che ha lasciato il paese e si è trasferito in Occidente per trovare un lavoro migliore. Nel mio caso era mio fratello.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

L’azione di tutto il film si svolge il 24 dicembre. Perché ha scelto questo giorno? 
La vigilia di Natale è uno scenario molto interessante, perché ha una sua drammaturgia. Tutto inizia con la preparazione della cena, durante la quale le persone cercano di controllarsi a vicenda e si adattano a far parte del "gruppo familiare", che spesso è una cosa opprimente. Poi ha inizio la parte sostanziale: ognuno si siede al tavolo, prendendo involontariamente il proprio solito posto in famiglia, anche metaforicamente. I bambini, anche se sono tutti cresciuti e sono venuti con i loro coniugi, sono ancora "bambini", nessuno li vede da adulti. Sembra il presepe di Natale, dove ogni figura è incollata al suo posto. Per esempio un padre, interpretato da Arkadiusz Jakubik, è stato assente per anni, beveva pesantemente. Ora vede che non c'è posto per lui in questa famiglia, che ne è tagliato fuori, e tutto ciò che può fare è bere da solo. In Silent Night ho mostrato una vigilia di Natale che ricordo dalla mia infanzia, ma non necessariamente dalla mia casa di famiglia. È interessante notare che, quando il film è stato presentato ai diplomatici che lavorano a Varsavia, è risultato ugualmente interessante e comprensibile per un israeliano, un cinese o un turco. Anche se la religione o le usanze erano diverse, tutti hanno compreso il contesto familiare.

Non solo il padre, ma ciascun membro di questa famiglia ha una sua storia complicata. Come ha scritto la sceneggiatura, e poi diretto le scene in modo che tutti questi dettagli si sommassero in una narrazione coerente?
Mentre scrivevo la sceneggiatura, ho immaginato di essere ognuno dei personaggi. E ciascuno di loro mi piaceva, o almeno lo capivo. A volte poteva essere difficile, come nel caso del cognato di Adam, che picchia sua moglie, ma crede di proteggere il suo interesse e di non farsi derubare dai suoi parenti. Poi ho fatto delle prove molto intense con gli attori, che è stata l'occasione per ripulire la sceneggiatura. Sapevo già che avrei usato sequenze lunghe, quindi sul set non c’era tempo per esperimenti e dubbi. Tutto doveva essere pianificato con precisione prima delle riprese, e alla fine circa il 90% delle scene sono state realizzate esattamente come erano scritte nella bozza finale della sceneggiatura. Avevo paura che se non mi fossi preparato bene, avrei commesso un errore o preso una decisione artistica sbagliata, solo perché sotto pressione o stanco. Mi sono preparato per le riprese di Silent Night anche a livello fisico: sapendo che avrei lavorato per lo più al buio, ho cambiato il mio ritmo quotidiano. Ho pianificato lo schedule delle riprese in modo che la maggior parte delle scene venisse eseguita prima della pausa pranzo, che in realtà era nel mezzo della notte.

Le scene familiari sono molto potenti e il loro impatto emotivo è rafforzato da una fotografia semplice e modesta. Come ha stabilito l'estetica del film con il direttore della fotografia Piotr Sobociński jr.?
Entrambi sapevamo che questa storia doveva essere raccontata in modo realistico e discreto, in modo che nessun fuoco d'artificio visivo distraesse il pubblico dai personaggi e dal mondo sullo schermo. La camera si muoveva facilmente e liberamente, poteva quasi girare a 360 gradi, in modo da poter catturare le emozioni degli attori nel modo più completo possibile. Penso che la magia del film risieda in quello che succede tra gli attori, e il nostro compito è fotografarli bene.

Silent Night è un film sulla famiglia e la tradizione. Lei si sente il successore di qualche regista polacco?
Preferirei indicare lo scrittore e drammaturgo polacco Sławomir Mrożek. Ha descritto la condizione della Polonia e della società polacca in un modo unico e incomparabile. Le sue opere teatrali e i suoi racconti sono pieni di situazioni assurde e di grandi dialoghi. Mi piacerebbe pensare a me stesso come suo successore.

Su cosa sta lavorando ora?
Sto sviluppando un nuovo progetto di lungometraggio all'interno del workshop ScriptTeast. Sto facendo domanda per vari sussidi e cerco partner stranieri. Voglio davvero che i miei prossimi film siano coproduzioni internazionali, il che li renderebbe ancora più europei e universali.

(Tradotto dall'inglese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Leggi anche