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Nawell Madani • Regista

“Mostrare cosa c'è dietro gli ambienti solitamente rappresentati al cinema”

di 

- Abbiamo incontrato l'attrice e comica belga Nawell Madani, il cui primo film C’est tout pour moi esce oggi in Francia e Belgio

Nawell Madani  • Regista

L'attrice e comica belga di base a Parigi, Nawell Madani, conosciuta al Jamel Comedy Club, si lancia a capofitto nell'avventura cinematografica e ci consegna C’est tout pour moi [+leggi anche:
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, un primo film ampiamente autobiografico che segue il percorso di una giovane donna pronta a tutto pur di arrivare, dalle torri del quartiere brussellese di Marolle, alle luci di Parigi.

Cineuropa: Qual è il suo percorso?
Nawell Madani:
 Sono una brussellese che ha lasciato il Belgio per conquistare Parigi e diventare una comica, il classico sogno di gloria! Ero una ballerina e coreografa e non riuscivo a vivere della mia arte in Belgio. Non ci sono molte vetrine per questo tipo di performance, che si tratti di danza o di stand up comedy. Sono da dieci anni a Parigi, sono passata dall'essere ballerina/coreografa a comica, e oggi sono regista e sceneggiatrice del mio primo film. 

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Appunto, come è arrivata all'idea di realizzare un suo primo film?
Ho scritto da sola il mio spettacolo, e un produttore mi ha chiesto di farne un film. Mi sembrava che questo adattamento non funzionasse troppo, allora ho proposto un'altra cosa: mantenere l'idea e condividere la mia esperienza, ma proponendo un'altra storia, ispirata alla mia. Avevo voglia di mostrare cosa c'è dietro gli ambienti solitamente rappresentati al cinema, soprattutto in quello francese; che si tratti di stand up comedy o gare di ballo, sono due ambienti estremamente duri per le donne. Quando una ragazza entra in questi ambienti, deve tenersi forte, deve lottare, rispondere colpo su colpo.

Non me la sentivo di dirigere il film da sola, quindi ho lavorato con l'operatore capo Ludovic Colbeau-Justin, che ha codiretto il film insieme a me. Ma avevo idee molto precise, volevo soprattutto dei comici amatoriali, che sono il il 90% del cast. Il solo attore professionista è François Berléand, che ha interpretato la sua parte con entusiasmo ed eleganza. Per questo motivo, ho dovuto lavorare molto per dirigere gli attori, occuparmi delle scene, dello stile, dei dialoghi.

Oltre a mostrare gli ambienti della danza e della stand up comedy, è anche una tragicommedia familiare?
Sì, il primo problema quando ci si vuole tirar fuori da una certa condizione è spesso la propria famiglia. È il primo ostacolo da superare. Una volta convinta la famiglia, le altre porte si aprono con facilità. Il mio personaggio principale si confronta con questo ostacolo, che si trasforma presto in motore. Ma è una condizione abbastanza universale, quali che siano le ambizioni, gli ambienti, le culture.

Quali sono le sue influenze? Quale film sognava di fare?
Volevo fare un film come quelli che amo, uno di quei film che quando esci dalla sala hai voglia di dare un calcio al cestino dell'immondizia, ti credi un campione di karate o una prima ballerina. I miei riferimenti sono piuttosto anglosassoni, da Rocky a 8 Mile passando per Billy Elliot, storie segnate dalla tenacia nelle avversità. Per la stand up comedy, un film come Lenny, e per la danza Flashdance, ovviamente! È un film incentrato sulla musica, la musica è veramente un personaggio nel film. Mi sono dovuta far valere con il mio produttore per avere dei buoni titoli e spenderci il budget necessario. 

Lei ritiene di essere un modello?
Non voglio avere questo peso! Sono fiera della mia doppia cultura, è una ricchezza incredibile, ma non sono un modello. È per questo, per esempio, che ho accettato di recitare in Alibi.com [+leggi anche:
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. Ho ricevuto dei messaggi di insulti per il mio modo di vestire, ecc., ma rivendico il diritto di essere me stessa! Sul palcoscenico e al cinema, cammino su un filo, ma tengo molto alla mia libertà d'espressione. 

Lei risiede a Parigi da dieci anni, il film in parte è prodotto dalla Francia, cosa c'è del Belgio allora?
Ho organizzato un bel po' di proiezioni e il pubblico mi dice spesso: “È strano, non sembra un film francese, non sembra un film americano... ” Ovviamente, è un film belga! È vero che c'è una cultura anglosassone molto presente, soprattutto tra i registi fiamminghi, ma abbiamo anche un'identità nostra. Si parla francese, ma con un sapore strano; e abbiamo un senso dell'autoironia, diciamo, diverso. E poi siamo un po' dei tuttofare, semplicemente perché dobbiamo arrangiarci per vivere della nostra arte.

(Tradotto dal francese)

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