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Jacopo Chessa • Direttore, Torino Short Film Market

“Un mercato che è anche una fucina di talenti”

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- Jacopo Chessa ci parla del Torino Short Film Market, unico mercato del corto in Italia, che si svolge dal 29 novembre al 1° dicembre nell’ambito del 35° Torino Film Festival

Jacopo Chessa • Direttore, Torino Short Film Market

Pitch, proiezioni di mercato, panel, con un’attenzione particolare ai contenuti digitali e alla scoperta di nuovi talenti. Il Torino Short Film Market si svolge dal 29 novembre al 1° dicembre nell’ambito del 35° Torino Film Festival (leggi la news), sotto la direzione di Jacopo Chessa, anche direttore del Centro Nazionale del Cortometraggio. Un luogo dove filmmaker, produttori e distributori di corti possono incontrarsi, scambiare idee e contenuti. 

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Cineuropa: E’ l’unico mercato della forma breve in Italia. Come è nato il Torino Short Film Market?
Jacopo Chessa: E’ nato per colmare un vuoto. Ci sono mercati del corto nei principali paesi europei e in Italia finora non c’era. Con il Centro Nazionale del Cortometraggio, che promuove la produzione nazionale anche nei mercati esteri, abbiamo pensato fosse necessario puntare su un evento promozionale italiano. Così, essendo noi di base a Torino, abbiamo chiesto la collaborazione del Torino Film Festival. L’anno scorso c’è stata una prima edizione pilota, ma è come se iniziassimo veramente adesso. L’anno scorso ha funzionato bene, ha richiamato tantissime produzioni italiane e straniere e il mercato si è subito collocato come un riferimento per il formato breve. Quest’anno abbiamo aperto ai contenuti digitali. Il fil rouge è sempre la breve durata, ma non si tratta solo di cortometraggi prettamente cinematografici.

A cosa ci riferiamo quando parliamo di formato breve?
Il formato breve include il corto cinematografico, quello che va ai festival, nel 90% dei casi narrativo, con una buona quota di sperimentazione. Poi c’è una galassia non facilmente riconducibile a una norma, quella del web e dei contenuti della realtà virtuale, soggetta a mutazioni tecnologiche. Cerchiamo di starci dietro, per questo vi abbiamo dedicato una giornata, curata da Simone Arcagni, esperto di nuovi media e contenuti digitali. Il Torino Short Film Market è un luogo per la compravendita di corti, ma è anche una fucina di talenti: volevamo creare un luogo dove chi vuole investire sui talenti giovani trova materia prima.

Il cortometraggio può essere definito l’anello di congiunzione tra la creazione e l’industria?
Proprio così. Abbiamo una sezione dedicata a questo, Oltrecorto, curata da Ludovica Fonda. L’idea è che tanti lungometraggi derivano da corti, penso ad A Ciambra [+leggi anche:
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di Jonas Carpignano, in corsa per l’Oscar: era un corto di successo ed è diventato un lungo di successo, con stesse atmosfere, impianto e personaggi. E’ una tendenza sempre più diffusa. Abbiamo pensato così di fare dei pitch di corti che hanno già uno sviluppo previsto in lungometraggio o serie tv. L’anno scorso ha avuto successo enorme, quest’anno abbiamo messo dei paletti più rigidi: abbiamo selezionato 4 progetti da Australia, Palestina, Romania, Svizzera, che hanno già una sceneggiatura per un lungo. Con un corto, tu produttore ti trovi davanti a uno sguardo, a una messa in scena, a un modo di scrivere. E’ molto di più di un banale teaser, è già un’opera d’arte e dà la sensazione immediata di ciò che può diventare.

Quali sono i nuovi autori da tenere d’occhio, secondo lei?
Direi Cristina Picchi, che negli ultimi anni ha vissuto tra Londra e Madrid, è stata premiata a Locarno e sta girando a Torino un altro corto. Poi Alessandro Stevanon, che è stato selezionato in tanti festival, Nathalie Biancheri, Giovanni Fumu… Quest’anno abbiamo un accordo col Centro sperimentale di cinematografia, che è il più grande produttore di corti in Italia: abbiamo una programmazione di screening dei loro film di diploma. Sono presenti quest’anno una trentina di compratori/distributori per lo più stranieri, un bacino non facile da ricostruire in Italia, ma neanche all’estero. Li abbiamo fatti venire anche da molto lontano, da Argentina, Canada, Cina, Giappone. Poi ci sono i broadcaster come Canal+, Mediaset, Rai… 

Quali sbocchi ha il cortometraggio?
I corti hanno più diffusione di quanto si pensi. Sui canali pay di cinema, per esempio, anche in prima serata. Mediaset Premium ha un piccolo slot che si chiama Cortocircuito, Canal+ li produce e li diffonde, anche France Télévisions… Poi c’è tutto il mondo del VoD, ad esempio Mubi, una piattaforma molto cinefila che compra corti con un taglio sperimentale. 

In Italia, come funziona il sistema produttivo dei cortometraggi?
La situazione produttiva è difficile, non c’è un grande intervento pubblico. Ora c’è la nuova legge cinema, bisogna vedere come utilizzeranno i soldi dei nuovi bandi. Finora, con la vecchia legge, non c’è stato un supporto centrale al cortometraggio, solo qualche fondo regionale. Altri paesi hanno dei fondi. Venerdì mattina c’è un panel, Supporting Short Films, con tre fondi regionali, uno italiano (Fondo Audiovisivo Friuli Venezia Giulia), uno svedese (Film i Skåne) e uno francese (Région Bretagne), che hanno fondi cospicui. Diciamo che il produttore italiano che vuole fare un corto con certi crismi, rispettando un iter produttivo industriale, per ora guarda all’estero.

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