email print share on facebook share on twitter share on google+

BERLINO 2018

Dieter Kosslick • Direttore, Festival del cinema di Berlino

“Suscitiamo un desiderio di cinema”

di 

- BERLINO 2018: Il direttore della Berlinale Dieter Kosslick ci ha parlato di coraggio civile, del destino degli artisti e dell'enorme successo della Berlinale alla vigilia della sua 68a edizione

Dieter Kosslick  • Direttore, Festival del cinema di Berlino

Il 68° Festival internazionale del cinema di Berlino (15-25 febbraio 2018) si appresta ancora una volta a presentare una serie di film provenienti da vari luoghi del mondo, affrontando la sfida del cambiamento. Ma anche l'industria cinematografica e dei media si trova ad affrontare un momento di cambiamento radicale. Il direttore della Berlinale Dieter Kosslick ci offre una panoramica del programma di quest'anno.

Cineuropa: Come gestisce le critiche al suo lavoro come direttore del festival?
Dieter Kosslick:
Le critiche fanno parte del mio lavoro. Il mio compito è quello di organizzare un festival di serie A, il che forse implica prendere in considerazione vari interessi, o forse no... Ma la qualità culturale del festival, ovviamente, non aveva importanza in questo dibattito. Invece di discutere del contenuto, molto presto si è concetrato tutto su di me come direttore.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Non le sembra ingiusto visto che ha dato più forza al cinema e ai registi tedeschi alla Berlinale negli ultimi 17 anni?
Direttori come Andreas Dresen e Dominik Graf si sono dissociati dalla lettera, e molte persone sono venute da me per sostenermi. L'industria cinematografica e dei media sta affrontando un cambiamento radicale, che rende tutti estremamente nervosi.

Lei, personalmente, come misura il successo della Berlinale?
Tutt’oggi, la Berlinale è un festival per il pubblico. Va avanti da 67 anni, con un numero sempre crescente di visitatori, mentre il programma è molto sofisticato dal punto di vista artistico e dei contenuti. Suscitiamo un desiderio di cinema e vediamo che questo è apprezzato da molti fan della Berlinale. Questo è il vero successo della Berlinale. 

I film in concorso di quest'anno raccontano storie di fuga, cambiamenti d'identità e rapimenti, ma riguardano anche gli scrittori e la solitudine dell'individuo. Può il titolo di Steven Soderbergh, Unsane, rappresentare l'intero programma?
Temi come l’isolamento e la radicalizzazione sono riscontrabili nel fim di Soderbergh e in U - July 22 [+leggi anche:
recensione
intervista: Erik Poppe
scheda film
]
di Erik Poppe, ma non direi che dominino l’intero programma. Spesso si tratta di coraggio civile. E’ il caso di Mug [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Małgorzata Szumowska
scheda film
]
di Malgorzata Szumowska e Dovlatov [+leggi anche:
recensione
trailer
scheda film
]
di Aleksey German Jr, che racconta la storia di un giovane scrittore il cui lavoro non viene pubblicato durante l'era Brezhnev in Unione Sovietica. Le persone non vogliono essere alla mercè di qualcuno e coraggiosamente prendono posizione per il cambiamento. 

Storie di rifugiati, come vediamo in Styx [+leggi anche:
recensione
trailer
scheda film
]
di Wolfgang Fischer o Eldorado [+leggi anche:
recensione
trailer
scheda film
]
di Markus Imhoof, mostrano scenari meno piacevoli, di certo. Ma le storie di rifugiati hanno raggiunto un livello nuovo. Parlano di fuga, ma soprattutto di tappe, situazioni di transito in cui le persone rimangono bloccate, e delle ragioni della migrazione in tutto il mondo.

Ci sono temi che dominano il programma nelle varie sezioni?
Quest'anno non esiste un filo comune che attraversi l'intero programma. Ci sono argomenti come la religione e le strutture familiari atipiche, ma anche il destino degli artisti. In The Prayer [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Cédric Kahn
scheda film
]
diCédric Kahn, un tossicodipendente si concentra su valori come la fede e l'amicizia, al fine di trovare una via per tornare a una vita normale. La vita non è mai stata facile per Astrid Lindgren, che è ritratta in Becoming Astrid di Pernille Fischer Christensen. E in 3 Days in Quiberon [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Emily Atef
scheda film
]
, Emily Atef racconta una storia tragica sulla superstar Romy Schneider. Vediamo come una grande stella si trasformi in una persona fragile. 

Il successo dei festival oggi si misura anche con la quota di donne creative coinvolte?
Quattro registe in competizione non sembrano molte, ma quando includiamo anche sceneggiatura e compiti di produzione, secondo i calcoli di ProQuote, la quota di donne creative è quasi del 50%. A tal proposito, stiamo andando piuttosto bene. 

Cosa accadrà dopo la Berlinale?
L’estate prossima, ci trasferiremo con tutto il team del festival nel grattacielo di vetro di Potsdamer Platz. L'affitto degli spazi per uffici e cinema di Potsdamer Platz durerà fino al 2022. Sarò sul tappeto rosso per l'ultima volta nel 2019. In estate, il ministro della Cultura e i Media Monika Grütters annuncerà chi ci sarà dopo.

(Tradotto dall'inglese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.