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Jérémie e Yannick Renier • Registi

“Rendere lo spettatore attivo e fargli venire voglia di perdere i suoi riferimenti”

di 

- Abbiamo incontrato gli attori belgi ormai registi, Jérémie e Yannick Renier, in occasione dell’uscita del loro primo film, Carnivores

Jérémie e Yannick Renier • Registi
Jérémie e Yannick Renier sul set di Carnivores

Conosciamo gli attori Jérémie e Yannick Renier. Il primo apparso per la prima volta a Cannes come i fratelli Dardenne con La Promesse nel 1996, il secondo scoperto nello stesso periodo in una saga storica Les Steenfort. I due crescono parallelamente, uno sul grande schermo, l’altro sul palcoscenico, per incrociarsi nel 2007 davanti alla camera di Joachim Lafosse per Nue Propriété [+leggi anche:
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. Si promettono di lavorare di nuovo insieme e così realizzano questo primo lungometraggio Carnivores [+leggi anche:
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intervista: Jérémie e Yannick Renier
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, la storia di due sorelle attrici che non possono stare entrambe sotto i riflettori. Dopo l’uscita in Francia il 28 marzo, arriverà nelle sale belghe l’11 aprile.

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Cineuropa: Com’è nato il desiderio di realizzare un film insieme?
Jérémie Renier: Avevamo tanta voglia di lavorare di nuovo insieme dopo Nue Propriété, ed è sembrato scontato ispirarsi a quello che abbiamo vissuto a causa della nostra fratellanza e della professione.
Yannick Renier: Jérémie ha sempre avuto una videocamera tra le mani, io volevo scrivere. Alla fine siamo diversi, ma molto complementari. La divisione dei compiti è stata davvero naturale e istintiva. E poi entrambi volevamo fare un po’ di tutto! 

L’argomento era urgente?
Y. R.:
Il processo di scrittura è stato progressivo, ma siamo nel cuore del rapporto fraterno, ricco d’amore, humor, divertimento, nel cuore di questo rapporto di amore e odio che lo si può avere con qualcuno a cui sei profondamente legato, ma anche con il quale sei in rivalità. Svolgiamo la stessa professione e siamo rivali nella nostra famiglia e nel nostro ambiente professionale. E’ un tema che abbiamo trovato interessante, inoltre lo si poteva trattare in diversi modi, dalla commedia alla tragedia.
J. R.: Il titolo si riferisce al lato carnivoro che può tirare fuori il personaggio della sorella minore, qualcuno che prende molto spazio e divora le persone che ama. Ma ci si rende conto che la più carnivora delle due potrebbe essere quella che sta nell’ombra… 

L’idea è stata anche quella di confondere le piste e mescolare i generi?
Y. R. :
Nel progetto originario, volevamo mescolare diversi generi per evitare che il film venisse etichettato sin da subito come dramma psicologico, road-movie, horror o thriller. Volevamo che il film intraprendesse un nuovo percorso, che portasse lo spettatore là dove non si aspetta di arrivare, renderlo più attivo e facendogli venir voglia di perdere i suoi riferimenti.
J.R.: Volvevamo uscire dal film naturalista, dall’aneddoto, per realizzare un film più ampio, un vero spettacolo. Il pubblico deve anche divertirsi, andare al di là della riflessione sulla fratellanza.  

Si parla anche dei limiti morali della creazione?
J. R.: Il personaggio di Paul Borsek è un regista tuttofare, filmmaker, artista, una sorta di fantasma dell’artista perfetto. E poi c’è la figura paterna, la persona che le due sorelle vogliono impressionare. Volevamo eliminarla e creare un personaggio che approfitti di questa situazione per creare una (ulteriore) rivalità tra le sorelle. Vi è una vera perversione nel suo lavoro, che abbiamo vissuto in qualità di attori.
Y. R.: Una delle domande che devi porre a te stesso quando realizzi qualcosa è il fine giustifica i mezzi? Si può spingere un attore oltre i suoi limiti affinché sia perfetto sullo schermo? E’ una domanda che ci ha preoccupati! Questo duo tra il regista e Sam si trasforma in un trio quando Mona, che si comporta scorrettamente nei confronti della sorella, si avvicina alla figura paterna per cercare il suo amore a qualsiasi costo.

(Tradotto dal francese di Francesca Miriam Chiara Leonardi)

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