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LECCE 2018

Michael Winterbottom • Regista

“Non sarà Sacha Baron Cohen a interpretare il Trump britannico”

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- Ospite al Festival del cinema europeo di Lecce, che gli ha tributato un Ulivo d’oro alla carriera, il regista inglese Michael Winterbottom ha parlato dei suoi nuovi progetti

Michael Winterbottom • Regista
Michael Winterbottom con il suo Ulivo d’oro alla carriera (© Festival del cinema europeo di Lecce)

La notizia che circolava era di quelle succulente: il Borat Sacha Baron Cohen nei panni di un personaggio ispirato al miliardario Green Philip, controverso magnate dei grandi magazzini soprannominato il Trump britannico, in un film diretto da Michael Winterbottom. Pensato come una satira sul mondo dei super ricchi, il film (Greed) si farà, ma come svelato dallo stesso regista inglese al 19° Festival del cinema europeo di Lecce, dove gli è stato tributato un Ulivo d’oro alla carriera, il protagonista sarà un altro. 

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Cineuropa: Ci può dire chi ha in mente al posto di Sacha Baron Cohen?
Michael Winterbottom:
Non si tratta di rimpiazzare Sacha, sia chiaro. Abbiamo sviluppato il film con lui, e ora dovremo farlo con un’altra persona. Sto ancora cercando l’interprete giusto ma di sicuro non dovrà essere come Sacha, sarà altro. Il film è una satira che riguarda un miliardario che ha fatto fortuna con l’abbigliamento, ha accumulato una grande fortuna, ma adesso attraversa una grave crisi. Per smentire ogni allusione alle sue sfortune, organizza una festa sontuosa nel Mediterraneo, invitando tutti gli amici e vestendosi da imperatore, ci sono anche i gladiatori… La fine sarà tragica per lui, ma fortunata per noi. Al di là di riferimenti o ispirazioni, è un’opera interamente di finzione. Mi auguro che il pubblico, vedendo questa commedia, rifletta su quanto sia enorme oggi la disparità tra ricchi e poveri. Sappiamo tutti che gli indumenti che acquistiamo in un grande magazzino, il cui proprietario è un miliardario che possiede tanti yacht, vengono confezionati in paesi come lo Sri Lanka sfruttando manodopera sottopagata. Ma è un film divertente, non credo al cinema a tesi. Ritengo che un messaggio, per essere efficace, debba essere criptato, travestito.

Di cosa parla invece The Wedding Guest, l’altro progetto che ha in cantiere?
The Wedding Guest è un road movie ambientato in India e sarà interpretato da Dev Patel. Il protagonista è un cittadino inglese che intraprende, insieme a una donna, un viaggio partendo dal Pakistan e attraversando l’India, dal Punjab fino a Goa. Il film ha a che vedere con il loro rapporto.

Lei che ha girato film in vari paesi del mondo, come racconterebbe invece la Siria di oggi?
Quello che accade in Siria è terribile. Nell’ultimo anno e mezzo, ho incontrato moltissime persone che per vari motivi hanno trascorso del tempo lì, giornalisti, operatori di ong e diplomatici. Ciascuno di loro mi ha raccontato cose incredibili. Mi sono ripromesso di non fare più film sul giornalismo, perché è un mestiere completamente cambiato rispetto a vent’anni fa, quando feci Benvenuti a Sarajevo. Allora i giornalisti erano sostenuti e coperti dai loro editori di riferimento, oggi sono freelance ventenni con lo zaino in spalla, che per il loro blog vanno in territori caldi a loro rischio e pericolo. Riguardo a un film sulla Siria, una cosa interessante sarebbe una riflessione su come noi percepiamo e cosa capiamo veramente di quello che sta accadendo in quel paese, che cosa ci viene detto e cosa ci viene taciuto, per farsi un’opinione.

Tornando in Europa, la comunità di cineasti del Vecchio Continente guarda con preoccupazione alla possibilità che, con la Brexit, il cinema inglese esca dall’onda produttiva europea. Come vive lei questo possibile distacco?
Guardo con terrore alla Brexit e la considero in modo assolutamente negativo. Ma personalmente, quello che mi ha convinto da giovane a fare il cineasta è stato in generale il cinema europeo, altri autori di altri paesi, piuttosto che gli esponenti del cinema britannico che secondo me hanno sempre avuto una posizione a parte rispetto al resto del continente. Non sono mai stati coinvolti, come invece altri paesi, nelle coproduzioni europee. C’è poi una buona parte del cinema britannico che aspira a essere piuttosto come quello americano.

Che cosa pensa invece delle nuove linee guida di Cannes, in particolare l’abolizione delle anteprime stampa per proteggere le opere da giudizi affrettati sui social network?
Non ho seguito molto la cosa, ma posso dire che sono stato in giuria a Cannes, e come membro della giuria, vedevo i film con il pubblico, non in proiezioni riservate. Se la stampa può sperimentare la visione di un film insieme agli spettatori e catturarne le reazioni, è un bene. E’ importante vedere i film nel contesto per i quali sono effettivamente realizzati, al cinema, con la gente. Come principio, mi sembra una buona idea. Personalmente, non faccio uso di social network, né tantomeno vi leggo le critiche. Oggi tutti vogliono dire la loro, mostrare quello che fanno, dare versioni più o meno vere della realtà e di se stessi, mi sembra un incubo. Ma chissà, forse arriverà il giorno in cui ci diremo: ma perché facciamo tutto questo?

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