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CANNES 2018 Concorso

Alice Rohrwacher • Regista

“In Italia, i confini tra finzione e documentario sono sfumati”

di 

- CANNES 2018: Parliamo con Alice Rohrwacher, regista di Lazzaro felice, che torna in concorso a Cannes dopo che il suo film precedente, Le meraviglie, vinse il Grand Prix nel 2014

Alice Rohrwacher • Regista
(© Fabio Lovino)

In Lazzaro felice [+leggi anche:
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, proiettato in competizione al Festival di Cannes, il calmo, gentile Lazzaro (Adriano Tardiolo) vive un’esistenza tranquilla circondato da familiari e amici nel suo villaggio, Inviolata. Anche se l'arrivo improvviso del giovane marchese Tancredi (Luca Chikovani) gli fa capire che c'è di più nella vita delle faccende quotidiane, gli ci vorrà un po' di tempo per comprendere la vera ragione dietro la sua esistenza protetta. Abbiamo parlato del film con la regista Alice Rohrwacher.

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Cineuropa: Lazzaro felice le è già valso il paragone con alcuni registi acclamati. Questa cosa la sorprende?
Alice Rohrwacher:
Spero solo che loro non si offendano [ride]. Non ci sono ispirazioni dirette per i miei film, ma piuttosto una grande ammirazione per una costellazione di diversi maestri. Non posso nemmeno nominarli, perché così facendo, stabilirei una gerarchia che non è presente nel mio cuore. Sono presenti nel mio lavoro, ma a un livello molto inconscio. Inoltre, quando lavori con dozzine di attori amatoriali, bambini e animali, troupe e macchine enormi, non hai davvero il tempo di dire: "Hmm, vorrei fare questa inquadratura nel modo in cui lui o lei l'ha fatta prima". 

L'Italia sta cambiando e Roma non è più il centro del cinema. Ho molti scambi con altri registi, collaboriamo e ci aiutiamo a vicenda. In passato, si cercava di nominare il miglior regista italiano. Ora non si tratta più di chi è il migliore, ma di preservare una vasta gamma di diversità.

Anche stavolta ha scelto di girare in pellicola. Perché?
Sono molto leale: se le persone non mi fanno del male o mi tradiscono, rimango con loro. Lo stesso vale per la pellicola. Non mi ha mai deluso; non mi ha mai causato problemi, quindi non ho davvero motivo di passare al digitale. È una tecnologia potente, bella, tangibile e, alla fine della giornata, hai i tuoi rulli e i giornalieri da passare. La pellicola ha una sua vita ed è completamente indipendente. È un vero trio: attori, registi e lo stock di pellicola. 

Lazzaro si chiama come un personaggio biblico e Tancredi come un leader della Prima Crociata. Era sua intenzione mischiare tante mitologie diverse?
Vengo da un posto molto mitologico. In Italia, i confini tra finzione e realtà sono sfumati. Siamo un paese in cui piccoli fatti si trasformano in leggende, e viceversa, motivo per cui quando nomino i miei personaggi, attingo spesso a riferimenti letterari o artistici. I loro nomi sono il mio portafortuna, prendi Gelsomina in Le meraviglie [+leggi anche:
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e Lazzaro qui. Quando dobbiamo scegliere un nome per un bambino, facciamo la stessa cosa: non lo chiameremmo mai come qualcuno che non ci piace. Questa miscela di fantasia e realismo non è solo un tratto del mio cinema: è un tratto del mio paese e di me. 

Ma lei sognava di fare documentari all’inizio, vero?
Sì, ma sono troppo timida. Non sarei mai in grado di mostrare persone reali e poi crocifiggerle. Nel caso di questo film, sono veri contadini e agricoltori quelli che mostro, ma al giorno d'oggi hanno famiglie più piccole e non fanno più parte di questa grande comunità rurale. Quindi non osservo loro, stanno recitando, fingendo di essere qualcuno che non sono. È finzione basata sulla realtà.

L’aspetto religioso è spesso presente nei suoi film. Perché ne è così attratta?
E non ho mai messo piede in una chiesa! Dovrebbero farmi una statua [ride]. Non vengo da una famiglia religiosa, non sono stata neanche battezzata. Ma l’Italia è un paese cattolico, e condivido una certa sensibilità religiosa, anche se non ha nulla a che fare con i dogmi. Quando ho realizzato il mio primo film, Corpo celeste [+leggi anche:
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, ho dovuto scoprire come veniva insegnata la religione, e in Lazzaro felice ci sono così tanti riferimenti cattolici perché le persone che vivono a Inviolata sono credenti. La religione è uno degli strumenti utilizzati per tenerli all'oscuro.

(Tradotto dall'inglese)

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