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Tommaso Arrighi • Produttore

"Con l’Islanda per fare un film di respiro europeo"

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- Intervista con Tommaso Arrighi, il produttore per Mood Film della coproduzione Italia-Islanda Due piccoli italiani di Paolo Sassanelli, nelle sale italiane dal 14 giugno

Tommaso Arrighi • Produttore

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di Paolo Sassanelli, nelle sale italiane dal 14 giugno distribuito da Key Films, è una coproduzione Italia-Islanda, cosa piuttosto insolita, nata dall’incontro della Mood Film di Tommaso Arrighi e Gudrun Edda Thorhannesdottir di Duo Productions (con il supporto di Eurimages, MIBACT, Regione Puglia e Lazio). Arrighi, membro di ACE-Ateliers du Cinéma Européen e di EFA-European Film Academy, ha al suo attivo alcuni documentari e cortometraggi (due diretti da Paolo Sassanelli) e 3 lungometraggi. Il primo è stato Aquadro [+leggi anche:
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di Stefano Lodovichi (premiato in 3 festival) prodotto con Rai Cinema e IDM Sudtirol Alto Adige. Il secondo è Due piccoli italiani mentre il terzo, attualmente in post produzione, è L’ospite di Duccio Chiarini co-prodotto con Svizzera (Cinedokke) e Francia (House on Fire) con Rai Cinema e RSI e in associazione con Relief e Bravado e con il sostegno di Regione Lazio, MIBACT, Eurimages, UFC e TFL e sviluppato a Cinéfondation La Résidence e al TorinoFilmLab e presentato al Berlinale Co-Production Market.

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Cineuropa: Due piccoli italiani nasce dalla precedente collaborazione con il regista?
Tommaso Arrighi: Il mio pallino di produttore è trovare nuovi talenti. Ero scettico su un attore che passa alla regia. Ma avevo visto sul set del cortometraggio Uerra quanto Paolo fosse bravo a dirigere i bambini, ho colto la sua sensibilità. Del resto da sempre dirige spettacoli teatrali, fino a Servo per due con Pierfrancesco Favino, campione d'incassi al botteghino nel 2014.

E l’Islanda come è entrata nel film?
La coproduzione è nata soprattutto dal progetto. Ho prodotto due cortometraggi di Paolo Sassanelli, dopo i quali decidemmo di iniziare un percorso verso il lungometraggio, e fin da subito per Paolo era chiara l’idea di voler fare un film di respiro europeo, in cui ci fosse un viaggio. L’Islanda era un suo “pallino”. Mi ha proposto diversi Paesi del nord Europa, ma alla fine l’Islanda ci è sembrata la più adatta, sia dal punto narrativo che della coproduzione.

L’Islanda ultimamente si presta molto ad attrarre le coproduzioni sul proprio territorio con gli incentivi.
Si, hanno questo cash rebate, che nel tempo è anche cresciuto al 25%, e questo era un aggancio piuttosto importante. E poi strategicamente ho sempre pensato che con quella tradizione musicale, avere un autore delle musiche locale potesse arricchire il progetto. Alla fine la colonna sonora è stata firmata sia da un italiano, Giorgio Giampà, che da una islandese, Gyda Valtýsdóttir, compositrice e cantante che ha fatto parte del gruppo múm. Come violoncellista, Gyda ha collaborato con altri registi internazionali, come la svedese Teresa Fabik, il franco-indiano Prashant Nair, lo statunitense Drake Doremus. Quelle sonorità erano importanti per Paolo per il contrasto con il sud dell’Italia. Inoltre nel mirino della coproduzione c’era Eurimages, importante per noi piccoli produttori che cerchiamo di crescere. Pensavo che una coproduzione Italia-Islanda potesse avere più potenziale di una con l’Olanda o la Danimarca.

L’Olanda è però presente anch’essa, con lo schema di incentivi per le coproduzioni internazionali.
Si. Sempre seguendo i nostri percorsi, insieme artistici e finanziari, avevamo in mente una tappa intermedia. Per il regista era inizialmente Amburgo, perché sua moglie è di quella città e Paolo la conosce bene, ma alla fine non siamo riusciti a finanziare il progetto in Germania. Ci siamo rivolti ad un Paese che potesse offrirci delle risorse. Anche l’Olanda ha un sistema di cash rebate fino al 35%. C’è stato qualche cambiamento nella sceneggiatura e con un bel lavoro di squadra abbiamo chiuso l’impianto produttivo del film.

Cosa consigli dunque ad un giovane produttore?
Viaggiare tanto, cercare di partecipare ai workshop europei, andare per mercati: io l’ho fatto per anni con Cannes e Berlino. Per Due piccoli italiani ho contattato tanti produttori islandesi, fino ad incontrare la persona giusta, Gudrun Edda Thorhannesdottir. Il core business dei produttori islandesi è fare da service, perché in tanti vanno a girare su quel territorio per via di quei paesaggi unici. Con Gudrun c’è stato un rapporto durato qualche anno, perché il partner tedesco non c’era più, e nonostante il budget non proprio faraonico abbiamo pensato che il film si dovesse fare comunque.

Le Regioni e le Film Commission che ruolo hanno avuto?
Un ruolo fondamentale per noi. Anche se Paolo è pugliese non era scontato il supporto da parte della Regione. Per tre quarti del film abbiamo girato a Bari, anche gli interni dell’Olanda, per sfruttare l’Apulia Film Fund e ottimizzare le risorse. In Puglia ci sono tantissime professionalità che valgono, girare lì non è un compromesso per avere i finanziamenti ma un’opportunità.

Vedi delle opportunità anche nella nuova Legge sul Cinema?
Dalla normativa appena varata si evince l’intenzione a dare più soldi alle opere prime e seconde e la ritengo una cosa sana. Per il film di Sassanelli la mia società ha avuto molto poco dal finanziamento pubblico, cosa che ci ha creato problemi nel mettere in piedi la produzione del film. In Italia puoi mettere assieme fondi regionali, Mibact e Rai Cinema, e non hai nient’altro. Anche con Rai Cinema si tratta di costruire un percorso di fiducia, che non è semplice e rapido. Per questo spesso è necessario cercare coproduzioni.

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