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Joern Utkilen • Regista

"Riprodurre fedelmente la realtà, farne una semplice copia, non mi interessa"

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- Il regista norvegese Joern Utkilen ci racconta l’origine del suo primo lungometraggio Lake over Fire e ci invita a seguirlo nel suo processo creativo

Joern Utkilen • Regista

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intervista: Joern Utkilen
scheda film
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, primo lungometraggio di Joern Utkilen, regista norvegese dall’insolito processo creativo, ha aperto il Festival Oslo Pix. Si tratta di uno pseudo-western con tutti i paramenti del caso, al contempo rispettati e deviati: sceriffo, saloon, armi da fuoco, cavalli, perdono, motorette scassate al posto di valorosi destrieri, ecc. Ci si immerge nel falso, nel chiassoso, nella paccottiglia, a fini parodici e satirici ovviamente. Umorismo eccentrico in abbondanza. Il film esce nelle sale norvegesi l’8 giugno.

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Cineuropa: Come è nata la sceneggiatura?
Joern Utkilen:
Questo film è soprattutto frutto dell'intuizione, di un susseguirsi di associazioni di idee. Tutto è cominciato conversando con gli attori, su se stessi, sui loro pensieri. Ho mantenuto alcuni elementi; le immagini sono poi venute da sé e la storia ha preso forma in modo intuitivo. Come al solito, non mi pongo domande in quella fase lì. In seguito può capitarmi di analizzare, di cercare di capire.

Il fattore lumaca mi ha incuriosito.
Lettera, telefono, piccione viaggiatore... il messaggio finisce per arrivare qualunque sia la modalità di trasporto. Mi allontano deliberatamente dalla realtà. Prendo le distanze. Sono contento se sul momento la lumaca fa una forte impressione sullo spettatore e se in seguito lascia tracce in lui. La distanza la si trova anche nella recitazione degli attori, o meglio nella non recitazione. I volti sono poco espressivi, ci sono pochi gesti, mimica. Questo rafforza la distanza tra il pubblico e ciò che accade sullo schermo.

A volte i personaggi non sono altro che silhouette, ombre cinesi.
Tocca allo spettatore completare le immagini, riempire gli spazi disponibili. Mi fido del mio intuito, ma sono consapevole di ciò che faccio, cerco di incoraggiare lo spettatore a rinunciare ai suoi pensieri automatici.

E a lasciare i suoi binari familiari?
Non necessariamente. Tutto dipende dalla destinazione del treno e da chi lo guida. La chiave è guardare in modo critico a ciò che ci circonda, ai media, alla società in generale. Propongo un punto di vista diverso perché riprodurre fedelmente la realtà, farne una semplice copia, non mi interessa. Voglio rompere con il reale per scuotere le abitudini, le certezze così profondamente radicate in noi, ma non sono un dirigista. Questo approccio è lo stesso in tutte le fasi della creazione e della realizzazione.

Nel suo film ci sono persone gentili e meno gentili...
E altre ancora prive di empatia, che vogliono sfruttare gli empatici genuini. Queste persone senza scrupoli, non proprio cattive, di solito finiscono per vincere perché hanno la forza, il potere dalla loro parte. La nostra impotenza è grande di fronte a questa fame spietata di guadagno e di potere. Ciò che rimane alla fine, la cosa più importante per me è l'amore.

Siamo tutti sulla stessa barca, come dice una delle canzoni del film, che lei ha scritto, mi pare.
Sì. Ho anche ripreso qualche brano da Arvid Sletta, un musicista fuori dal comune al quale ho dedicato un documentario, Statement Too (2016): è fuori dal sistema, vuole semplicemente fare la sua musica. E’ il compositore tedesco Schneider TM che ha scritto la musica originale del film.

Lake over Fire...  un titolo misterioso!
Ha origine da un'opera cinese Yi Jing o Il libro dei mutamenti, un trattato di saggezza dalla dimensione poetica, giocosa e divinatoria che mi ha ispirato titoli simili per due dei miei cortometraggi, Earth over Wind (2014) e Wind over Lake (2010). L’espressione "lago sul fuoco" suggerisce il rinnovamento, una muta salutare. Si volta una pagina per fare spazio a un nuovo capitolo.

(Tradotto dal francese)

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