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David Lambert • Regista

"È il mio film meno autobiografico, eppure il più personale"

di 

- Incontro con il regista e sceneggiatore belga David Lambert, il cui terzo lungometraggio, Troisièmes noces, esce oggi sugli schermi belgi

David Lambert • Regista
(© Cinevox)

David Lambert si è fatto conoscere sulla scena internazionale con i suoi primi due lungometraggi, Hors les murs [+leggi anche:
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e Je suis à toi [+leggi anche:
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, entrambi selezionati in grandi festival internazionali (la Semaine de la critique il primo, Karlovy Vary il secondo), ed entrambi affrontano la questione dell'omosessualità attraverso il prisma della coppia. Con Troisièmes noces [+leggi anche:
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, che esce mercoledì sugli schermi belgi via O’Brother, mette nuovamente in discussione la nozione di coppia attraverso la storia di un matrimonio bianco tra un omosessuale rimasto da poco vedovo e una giovane congolese sans papiers, interpretati da Bouli Lanners e Rachel Mwanza.

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Cineuropa: Quali sono le origini del progetto?
David Lambert:
Il film è l’adattamento di un libro dell’autore fiammingo Tom Lanoye, che ho divorato in un fine settimana. Il testo descriveva tutta una serie di situazioni che avevo conosciuto. Due mesi dopo incontrai Tom Lanoye al Festival di Gand in occasione della première di Je suis à toi per chiedergli di fidarsi di me, cosa che ha fatto. Stranamente, è il mio film meno autobiografico – i miei due altri film attingevano di più dalla mia esperienza – eppure è il più personale: è una sensazione divertente.

Qual è il cuore del film secondo lei?
È la storia di un personaggio in lutto che si concede una seconda possibilità, un'esplosione di vita. Si può sopravvivere alla perdita del grande amore, e se sopravviviamo, cosa facciamo della vita che abbiamo tra le mani?

Eppure ne parla dall’angolo della commedia
È una commedia, certo, ma una commedia drammatica. Tenera e drammatica. La commedia è un lungo viaggio per me, quasi difficile da affrontare. È più difficile da fare, ma fa bene alla gente. Cercare di mantenere la complessità del soggetto e costruire personaggi reali, facendo ridere: era questa la sfida.

Abbiamo avuto degli strani riscontri: non è abbastanza serio, non è abbastanza "festival". C'è una sorta di accademismo del film da festival, così come c'è un accademismo della grande commedia francese un po’ volgare, e spero sinceramente che ci sia modo di fare qualcosa nel mezzo, che trovi un pubblico. Un film aperto, che faccia ridere, commuova, racconti cose interessanti con una forma interessante. Ma forse provo a fare sintesi un po’ complesse, conciliare cose inconciliabili, come i miei personaggi, è indubbiamente la mia utopia!

Fare un film su una falsa coppia è anche un buon modo per parlare della coppia?
Sì, l'impostura permette di gettare luce sul reale, una volta che siamo lì, mettiamo in scena le fantasie, parliamo di ciò che vogliamo veramente, delle nostre frustrazioni e delle nostre speranze. Troisièmes noces parla di una coppia, come i miei primi due film. C'è una continuità tematica. Mi sento come se avessi completato un ciclo con questi tre film. È come chiudere una trilogia sulla coppia e la convivenza che non avevo mai cominciato. Come esistere, come essere se stessi con qualcun altro.

C’è anche un messaggio velato sull’immigrazione…
Il mio desiderio era quello di creare personaggi reali e non migranti caricaturali che soffrono perché non hanno i documenti. Volevo andare oltre le statistiche e creare personaggi di migranti che non fossero necessariamente trattati come migranti. Che hanno il diritto di essere in un vaudeville, di avere umorismo, astuzia, momenti di disperazione non sempre legati ai loro problemi con i documenti. Al cinema, non appena c'è un personaggio di migrante, anche con le migliori intenzioni del mondo, diventa LA figura del migrante. Ma tutti questi migranti hanno nomi, date di nascita, specificità che dovrebbero tirarli fuori dalla caricatura. Sono soprattutto esseri in carne e ossa, che hanno il diritto a finzioni reali, che vanno oltre lo stigma della loro mancanza di documenti.

(Tradotto dal francese)

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