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Antoaneta Bachurova, Vladimir Lyutskanov • Produttori

“Sei storie di Apocalisse personale”

di 

- Ospiti all’11° Festa del cinema bulgaro a Roma, i produttori Antoaneta Bachurova e Vladimir Lyutskanov ci parlano del film collettivo 8 minuti e 19 secondi

Antoaneta Bachurova, Vladimir Lyutskanov • Produttori
I produttori Antoaneta Bachurova e Vladimir Lyutskanov

Presentato al Sofia Film Fest lo scorso marzo, il film collettivo 8 minuti e 19 secondi [+leggi anche:
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scheda film
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, tratto da sei racconti del famoso scrittore bulgaro Georgi Gospodinov, ha fatto tappa a Roma, all’11° Festa del cinema bulgaro, dove abbiamo incontrato la produttrice Antoaneta Bachurova e il produttore-regista Vladimir Lyutskanov.

Cineuropa: Come è nata l’idea di questo film collettivo?
Antoaneta Bachurova: L’idea è nata come spesso succede: una sera a cena. Stavamo insieme a Theodore Ushev, regista di uno dei segmenti del film. Lui è un animatore bulgaro che lavora in Canada da molti anni. Il suo cortometraggio d’animazione Blind Vaysha, tratto da un racconto di Georgi Gospodinov, è stato nominato l’anno scorso agli Oscar. Mentre eravamo a tavola, è venuto fuori che sia Theodore che Vladimir stavano leggendo i racconti di Gospodinov, quindi hanno pensato di trarne una serie di piccoli film. Successivamente abbiamo invitato altri registi a partecipare (Kristina Grozeva, Petar Valchanov, Lyubomir Mladenov, Nadejda Koseva, ndr), esponenti di spicco del nuovo cinema bulgaro. Così abbiamo realizzato questo lavoro, consapevoli che non è un progetto commerciale, perché un film collettivo è un genere un po’ particolare.

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Qual è, dal punto di vista produttivo, la difficoltà di realizzare un film collettivo?
Vladimir Lyutskanov: Specifichiamo che noi siamo i produttori esecutivi, il film è stato finanziato interamente dalla televisione nazionale bulgara. In Bulgaria è la prima volta che è stato realizzato un progetto del genere. Mettere insieme sei teste e piegarle verso un’unica idea è estremamente difficile. L’unico vincolo che abbiamo posto è che ogni pezzo fosse ripreso in tre giorni esatti. Ma ognuno dei registi aveva altri progetti in corso, quindi tra riprese e montaggio ci sono voluti circa tre anni, che per me che vengo dal teatro era una cosa impensabile.

I sei segmenti non sono molto distanti fra loro, dal punto di vista fotografico. Ce n’è però uno, in bianco e nero, che si distingue nettamente dagli altri. Perché questa scelta?
V.L.: E’ stata una decisione del regista, Luybomir Mladenov. Prima di cominciare le riprese, ci siamo riuniti varie volte per capire se fosse necessario fare una cosa omogenea, se sottoporre tutto il film alla stessa color correction. Alla fine, non avendo raggiunto un consenso unanime, abbiamo deciso che, rimanendo fedeli alla letteratura e al minimalismo di Gospodinov, con toni bassi e non urlati, sarebbe stato più prezioso lasciare a ciascuno mantenere il proprio stile.

Antoaneta, alla presentazione a Roma ha affermato che i sei pezzi sono accomunati da un sentimento di malinconia, ma che l’obiettivo è che questo film sia come un siero, una sorta di terapia contro la depressione. In che senso?
A.B.: Abbiamo lasciato il pezzo intitolato “Daughter” alla fine, perché è il più ottimista. Il fatto che Gospodinov sia lo scrittore bulgaro più tradotto in Europa, che così tante persone non bulgare si riconoscano in “Fisica della malinconia”… non voglio credere che tutta l’Europa sia sull’orlo della depressione, quanto piuttosto che ognuno possa riconoscervi una parte di se stesso e che possa funzionare per esorcizzare questo sentimento.
V.L.: Personalmente, dubito che questo film possa essere un siero contro la malinconia, perché a ben guardare, tutte le storie, tranne l’ultima, sono estremamente tristi, dal bambino orfano che riconosce in un albero suo padre, e poi lo perde, alla donna sola che paga per farsi fare una telefonata: sono tutte storie di Apocalisse personale. Io le vedo piuttosto come un campanello d’allarme che ci fa vedere che la solitudine e la malinconia sono sempre più presenti.

Vladimir, lei, che è un attore e regista teatrale, ha prodotto questo film e ne ha anche diretto un segmento. Come è stato passare dal teatro al cinema?
V.L.: Ho diretto il segmento “The Late Gift”, girato in un'unica sequenza. Diciamo che si capisce che è stato ripreso da un regista prevalentemente di teatro perché, rispetto agli altri pezzi, che sono più silenziosi, questo è molto parlato, è come un one man show. E poi, a differenza di come si fa il cinema oggigiorno, abbiamo fatto parecchie prove, una cosa che viene sicuramente dall’esperienza teatrale.

La vostra società, VIP Media Film, ha finora prodotto prevalentemente documentari. State già lavorando a qualcos’altro?
A.B.: Per la televisione nazionale bulgara abbiamo realizzato più di 300 documentari d’autore su importanti personaggi della società del paese. Il prossimo progetto, già finanziato a livello di sviluppo della sceneggiatura, è dedicato a un tema storico estremamente interessante: il primo atto terroristico in Europa, avvenuto alla fine del 19° secolo, poco dopo la liberazione della Bulgaria dal dominio ottomano. Un gruppo di giovani liceali di Salonicco, per attirare l’attenzione sulla lotta di liberazione della Macedonia ancora occupata, fece esplodere la nave Guadalquivir e una banca: fu il primo atto kamikaze nel Vecchio Continente. A breve, faremo domanda di finanziamento al Centro nazionale di cinematografia bulgaro.

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