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Abdul Salis • Attore

"Una commedia con un messaggio"

di 

- Nell’ottobre del 2005, il giovane attore ha gentilmente risposto alle nostre domande, in un caratteristico accento londinese

Abdul Salis • Attore

Cineuropa: Come sei entrato in Welcome Home?
Abdul Salis: Andreas ha chiesto al casting austriaco di ampliare la ricerca in tutta Europa, e specialmente in Inghilterra, dove ci sono molti attori di colore affermati. Ho solo ventisei anni, ma ho già lavorato in alcune serie televisive, in qualche film, come Love Actually di Richard Curtis e Sahara di Breck Eisner. Presto uscirà anche Animal, di Roselyne Bosch, e sono appena finite le riprese di Flyboys. Mi è piaciuta molto la sceneggiatura perchè non offre un’interpretazione unilaterale. Non sai mai cosa sta per succedere. Anche se Andreas sembrava sapere benissimo cosa stava facendo.

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Certo, se posso permettermi il gioco di parole, nulla è semplicemente bianco o nero in questo film. In effetti, il tuo personaggio mi sembra l’unico ‘totalmente’ buono.
Vero. Effettivamente, questa era l’unica cosa che avrebbe potuto indurmi a non accettare la parte, ma ho avuto fiducia in Andreas, voleva che Isaac fosse un tipo simpatico, ma non in modo dozzinale, direi in modo impertinente. Non è il classico noioso tipo per bene.

E’ una commedia o un film politico?
E’ innanzi tutto una commedia, che poggia su questa situazione di capovolgimento. Certo, alcune scene di razzismo in Austria sono preoccupanti, ma non si tratta di un pamphlet politico aggressivo. E’ una commedia con un messaggio. I miei genitori, che sono originari del Gana, hanno amato molto le scene africane proprio perché non mostravano lo stereotipo della povertà e della popolazione colpita dalla fame. In quelle scene, le persone sembrano semplicemente felici, non arrabbiate o avide di denaro.

Com’era l’atmosfera sul set?
Nel Gana, ero a casa mia, quindi mi sentivo a mio agio, la troupe, tra cui una ventina di persone del posto, era di buon umore. Le riprese sono state rilassanti. Pensavo sarebbe stato molto più stressante.
E’ andata molto bene anche con la squadra austriaca. Sicuramente il fatto di avere molte scene parlate, tutte in tedesco, rappresentava una difficoltà, ma ho molto orecchio per gli accenti, quindi potevo essere piuttosto credibile nei panni di un personaggio che parla tedesco. Alla fine del film, molte persone credevano che parlassi tedesco veramente. Non lo parlo, ma non mi è dispiaciuto lo sforzo extra. Era un ruolo internazionale e io mi sento un attore, oltre che un cittadino, del mondo.

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