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Hans-Christian Schmid • Regista

"Il mio film contro ogni fondamentalismo religioso"

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Hans-Christian Schmid •  Regista

Cineuropa: Dopo aver affrontato l'estremismo religioso in un suo precedente lungometraggio, cosa l'ha spinta a girare un film su una storia d'esorcismo moderno?
Hans-Christian Schmid: Sono cresciuto in un paese della Baviera, famoso per essere una meta di pellegrinaggio e dove la religione, quindi, aveva un impatto molto forte. Pur non essendo un uomo di fede, la religione è sempre stata presente nella mia vita e ho già affrontato l'argomento in alcuni miei lavori precedenti. Ma c'è un altro aspetto che mi interessava: volevo raccontare storie di famiglie. Avevo letto questa storia dieci anni fa, quando sono cominciati i pellegrinaggi a Klingenberg, sulla tomba di Anneliese Michel, una ragazza morta a seguito dei numerosi esorcismi. Anneliese era considerata una martire, una vera e propria santa. Ma ciò che mi interessava di quella storia era vedere come reagiscono i membri di una famiglia quando uno di loro si ammala. Ho voluto concentrarmi più sui rapporti familiari, persone che si amano, agiscono a fin di bene ma non riescono ad evitare l'irreparabile.

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Da una parte c'è una ragazza della provincia che va all'Università, si diverte in discoteca, insomma una donna della Germania emancipata ma con un piede ancora nella superstizione. Dall'altra una madre severa. Questo difficile rapporto porta all'esplosione della malattia.
Il rapporto tra le due è sempre stato, per me e lo sceneggiatore Bernd Lange, la parte più importante di questa storia. La ragazza tenta di vivere una vita normale, con le lezioni all'università, il primo fidanzato. Tutti i giovani vivono queste stesse cose, ma, a differenza della protagonista, riescono poi a superare i conflitti generazionali che si presentano nella vita. In questo caso, per la protagonista, il conflitto con la madre che ha vissuto la seconda guerra mondiale ed incapace di esprimere i propri sentimenti è diventato troppo grande e ad un certo punto è andato oltre, fino a prendere il sopravvento sul suo fragile equilibrio psichico.

Il film parte da un fatto di cronaca ma si potrebbe facilmente considerare come una denuncia di quanto sia sbagliato fare della religione un elemento fondamentale dell'educazione.
Dove sono nato la religione è tutto e la gente benedice anche le automobili. Ciò che mi interessava di più erano le diverse strade seguite dai due sacerdoti nell'affrontare il problema. Il sacerdote più anziano è quello più aperto e accondiscendente, mentre quello più giovane è più rigido, una specie di scienziato convinto di avere a che fare con un caso straordinario e di avere gli strumenti più adeguati per affrontare la situazione. Non ero interessato a condannare la religione e il suo peso, perché nel 2006 non c'è più bisogno di fare un film per mostrare quanto sia sbagliato cercare di guarire una ragazza dall'epilessia attraverso l'esorcismo. Trovo che ogni fondamentalismo religioso sia sbagliato perché ha come caratteristica quella di chiudersi in sé stesso e non guardare all'esterno. La tragedia di queste persone è che vivevano in un sistema chiuso nelle sue convinzioni, che non si apriva agli altri.

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in Germania?

In Germania ci sono delle divisioni nette nelle convinzioni religiose: il sud è molto cattolico, il nord è protestante, mentre nella parte est, quella che una volta era comunista, c'è stato un lungo periodo senza religione. Quindi, per il pubblico del nord e dell'est quella che ho raccontato nel film era soltanto una storia strana, che non conoscevano ancora, mentre per il sud erano cose che già sapevano. Per quanto riguarda la reazione della Chiesa, la parte più aperta ha capito che non era un film contro la Chiesa, ma un film che raccontava semplicemente la storia di una famiglia. Il mio film è stato anche al centro di alcuni dibattiti, per analizzare quello che la Chiesa ha fatto in passato e quello che sta facendo oggi.

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