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Jørgen Storm Rosenberg • Produttore

"Faccio film che mi intrigano"

di 

- Jens Lien ha scelto Jørgen Storm Rosenberg come produttore per la sua reazione allo script

Jørgen Storm Rosenberg • Produttore

Il giovane produttore Jørgen Storm Rosenberg, diplomatosi alla Norwegian Film School di Lillehammer nel 2002, aveva prodotto un solo lungometraggio in precedenza — il debutto alla regia dell’attore norvegese Aksel Hennie, Uno [+leggi anche:
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, nel 2004 — divenuto, comunque, un grande hit ai botteghini norvegesi (300.000 spettatori). Ha prodotto The Bothersome Man [+leggi anche:
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per Tordenfilm AS (fondata assieme a Eric Vogel nel 2003) e finanziato, nello stesso tempo, l’esordio alla regia di Erik Richter Strand Sons [+leggi anche:
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. Rosenberg ha lasciato ora Tordenfilm per dirigere il Dipartimento Drammatico di una delle compagnie televisive più affermate di Norvegia, Rubicon. Tra i suoi primi film a Rubicon, c’è il dramma epico di Nils Gaup, The Kautokeino Rebellion.

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Cineuropa: Com’è stato coinvolto in The Bothersome Man?
Jørgen Storm Rosenberg: Era una situazione abbastanza inusuale, Jens Lien venne da me con lo script. Era stato scritto da Per Schreiner, che aveva vinto un premio prestigioso nel 2004, l’Ibsen Prize. The Bothersome Man era tratto da una piece radiofonica e teatrale di Schreiner, che aveva già lavorato assieme a Lien per due cortometraggi presentati in concorso a Cannes. Lessi dieci pagine dello script, e mi travolse letteralmente. Era esattamente il tipo di progetto che mi piace. A Jens piacque il modo in cui reagii allo script e mi scelse per il film!

Come ha raccolto i finanziamenti per il film?
La nostra pellicola aveva un budget di 16.7 milioni di corone norvegesi (2 milioni di euro), piuttosto basso per il genere di progetto. Il 60% dei finanziamenti sono arrivati dal Norwegian Film Fund, ma ho dovuto utilizzare anche del denaro guadagnato da un mio precedente successo, Uno, per finanziare The Bothersome Man. Icelandic Filmcompany è arrivata con un 4% del budget per coprire le spese delle riprese in Islanda, e poi sono stati coinvolti altri finanziatori privati.

Mettere insieme l’ultimo 20% di un budget è spesso molto difficile in Norvegia: il mercato domestico con i suoi 4.6 milioni di abitanti è piccolo, e molta gente va al cinema solo per vedere film americani. Quello che è importante è fare film norvegesi che possano girare il mondo.

Quali sono le sfide che un progetto di questo tipo propone?
Trovare la location giusta è stata, probabilmente, la sfida maggiore, e per questo abbiamo speso molto tempo nella preparazione. Poi girare in Islanda è stato duro. Le condizioni del tempo, in primis, erano un grosso problema perché c’era una tempesta di sabbia. C’erano anche le barriere della lingua tra la troupe norvegese e quella islandese, che dovevano lavorare insieme per cinque giorni. In Norvegia avevamo un altro problema con la compagnia ferroviaria, che non voleva girassimo la scena del suicidio. Alla fine, il film è rimasto all’interno del budget ma è stata dura, davvero dura farcela con così poco denaro.

In generale, che genere di film le piace produrre?
La storia, per prima cosa, deve intrigarmi. Se mi piace l’idea dietro una scena particolare, la scelgo. Devo sentirmi coinvolto dalla storia. Mi piace trovare progetti e vedere in loro un potenziale che nessun altro vede, e seguirli fino in fondo. Non sono il tipico produttore di cinema d’essai — mi piace il cinema hollywoodiano e vorrei produrre progetti più grandi, in inglese.

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