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Fatih Akin • Regista

"Al di là degli ideali"

di 

- Il regista turco tedesco Fatih Akin ha presentato Ai confini del paradiso a Cannes, dove ha vinto il premio alla Miglior Sceneggiatura e dove Cineuropa lo ha intervistato

Fatih Akin • Regista

Cineuropa: Il suo nuovo film è molto diverso da La sposa turca [+leggi anche:
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, vincitore dell’Orso d’Oro a Berlino...

Fatih Akin: In effetti, ho cercato di farlo il più possibile diverso da La sposa turca. Questo film ha meno musica e non c’è neanche una ripresa con macchina da presa a mano, mentre La sposa turca era tutto fatto di camera a mano. Ho usato anche meno primi piani. Ho pensato fosse una buona cosa per me e per il film se fosse stato il meno simile possibile a La sposa turca.

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Come descriverebbe la sua tecnica narrativa?
Beh, il fatto che si apra proprio a metà e poi torni indietro, lo trovo molto moderno, come i film di Alejandro González Iñárritu e dello sceneggiatore Guillermo Arriaga. L’architettura dello script è moderna, e, inizialmente mi aveva ispirato nel realizzare un film moderno, con molte delle riprese con macchina da presa a mano e cose simili, ma poi ho scoperto il cinema orientale e quello persiano, il modo di rallentare le cose e lasciar respirare il pubblico, e il mio approccio è cambiato.

Dopo aver lavorato con volti nuovi in La sposa turca, torna invece a farlo con due attori di fama, uno tedesco e uno turco. Come mai?
Per un certo periodo, ho avuto questa immagine di una madre tedesca che viene ad Istanbul per cercare la figlia scomparsa. Per me, l’immagine era sempre stata legata ad Hanna Schygulla. L’ho incontrata a Belgrado nel 2004 e sono rimasto incantato. Sono curioso, perché alcune persone hanno paragonato i miei film a quelli di Fassbinder — opinione che non condivido necessariamente. È divertente, perché in Turchia li paragonano a quelli di Yilmaz Güney, e in proposito resto sempre ambiguo, perché se segui le orme di qualcuno non potrai mai lasciare le tue. Ho usato Tuncel Kurtiz, uno degli attori abituali di Güney. Mi sembrava giusto. L’intero cast ha lavorato come cast, non come omaggio o riferimento ad altro, ed è andato tutto bene.

Il titolo Ai confini del paradiso [+leggi anche:
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è più politico o filosofico?

Vorrei cambiare il mondo — mi rende politico? Spero che il mio film lo faccia: questo lo renderà forse politico come un film di Costa-Gavras? Ai confini del paradiso è, forse, più filosofico che politico, ma credo che tutto sia legato alla politica in un modo o nell’altro. Di questi tempi, è difficile separare le nostre vite dalla politica e dall’arte. Cerco di non essere dogmatico. Ogni credo ha i suoi limiti, anche solo per poterlo separare dagli altri. Volevo fare un film su come si possa restare separati dai propri ideali, come si possa superarli e poi arrivare "dall’altra parte " [traduzione letterale del titolo tedesco].

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