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Matteo Garrone • Regista

"Cerco un impatto emozionale forte con il pubblico"

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- Applausi al Festival di Cannes per lo stile duro e asciutto di Gomorra e grande interesse da parte del mercato internazionale

Matteo Garrone • Regista

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, grande interesse da parte del mercato internazionale (è stato subito venduto in una dozzina di Paesi) mentre in Italia, uscito nelle sale, aveva già incassato un milione di euro in 48 ore. "Sono felice del successo", dice Matteo Garrone alla stampa, "il mio non è un film a tesi, spero che faccia riflettere sulle conseguenze delle scelte sbagliate". Al termine del festival il regista quarantenne porterà a casa il Gran Premio della Giuria.

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L'impatto del film sul pubblico e la critica è potente. Qualcuno in Italia teme per l'immagine del Paese. Garrone non si preoccupa: "Non capisco perché i registi americani e israeliani che parlano della loro terra sono considerati degli autori necessari mentre in Italia chi prova a raccontare il proprio Paese viene accusato di diffamarlo". Garrone al contrario è convinto di aver soddisfatto l'enorme voglia di verità della gente: "Siamo stanchi deli'immagine folklorica che si offre spesso della criminalità in tanta fiction televisiva". E parla di film politico. "Ma la valenza politica è nel linguaggio, non nel contenuto".

"Volevo", spiega, "che il film avesse un impatto emozionale molto forte e donasse allo spettatore la sensazione di trovarsi lì, di poter sentire l'odore di quei luoghi". E si riferisce alle "Vele" di Scampia. "Colpevolizzare l'architettura mi pare troppo facile, alle porte di Cannes ho visto l'identica immensa costruzione, opera del medesimo architetto, Franz Di Salvo, tenuto come un palazzo di gran lusso". A Scampia, a Casal di Principe, nel casertano il regista ha lavorato "con la massima collaborazione della gente del posto. Li avevo sempre intorno, mi davano consigli preziosissimi, si sono create delle amicizie. Mi ha colpito la grande umanità di tanti che aspirano a una vita normale, nella legalità, e sono invece schiacciati dalla criminalità". Nessuna minaccia. L'autore del libro da cui è tratto il film, Roberto Saviano, che vive sotto scorta in un luogo segreto, "non è stato minacciato di morte per il libro", precisa Garrone, ma per aver accusato, con nome e cognomi, i capi della camorra durante la sua presentazione. I camorristi sono stati forse lusingati che si girasse un film su di loro e nella loro zona. Non ci hanno disturbato. Hanno capito che per i loro affari fosse meglio così".

Performance magistrali degli attori, alcuni dei quali vengono dai teatri dei carceri di Volterra e Rebibbia, mentre gli altri interpreti sono stati scelti dalla strada. Ad aiutare il regista nella scelta c'era Nunzia, una ragazza di Sant'Antimo che Garrone ha conosciuto a Scampia e alla quale è ora legato sentimentalmente: "Nunzia mi è stata molto utile nella scelta degli interpreti: io ero orientato verso facce forti, contadine, mentre lei mi ha spiegato: guarda che i camorristi erano così vent'anni fa, oggi sembrano ospiti televisivi, si depilano, portano l'orecchino, vogliono assomigliare ad un calciatore. Così ho cambiato il cast". Fondamentali anche gli incontri con qualche camorrista: "Un boss di 30 anni, già sfibrato dalle guerre tra i clan, che pareva un reduce dall'Iraq, mi ha detto che solo in carcere si riposa: il suo film prediletto è Il gladiatore, perché lui si sente erede degli imperatori romani, non certo della mafia americana".

Il denaro, in tutte le sue declinazioni, è il protagonista del film. "È vero, tanto che il frusciare delle mazzette è parte essenziale della colonna sonora creata a Los Angeles dal miglior sound designer in circolazione, quello che a 18 anni assicurò il sonoro di Apocaypse Now". Si tratta di Leslie Shatz.

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