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Danny Boyle • Regista

"Cambiare genere significa imparare"

di 

- Quattro Golden Globes per The Millionaire

Danny Boyle • Regista

Tra favola e melodramma, The Millionaire [+leggi anche:
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è girato in stile Bollywood ma con la firma graffiante del regista di Trainspotting. Lo abbiamo incontrato a Roma per la presentazione del film, da oggi nelle sale.

Come ha conosciuto il romanzo da cui è stato tratto il film?
Ho letto la sceneggiatura prima del libro. Conoscevo la trasmissione “Chi vuol essere milionario?” -...chi non la conosce?-. Mi sono detto: che m'importa di fare un film su una trasmissione televisiva? Ma lo script era di Simon Beaufoy, lo sceneggiatore di Full Monty, un film che ho amato molto, e sono stato subito catturato.

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È passato dalla fantascienza di Sunshine [+leggi anche:
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alla favola metropolitana di Millionaire.

Io penso che il primo film di un regista sia sempre il migliore. Blood Simple è il più bello dei fratelli Coen, così come Sesso, Bugie e Videotape per Soderbergh. Quando giri la tua opera prima dai il meglio di te. Molti registi si fossilizzano su un genere e alla fine fanno sempre film molto simili, per me cambiare genere significa imparare, provare a fare ogni volta la mia opera prima.

Come è stato lavorare in India?
Nell’immaginario comune in India ci vanno gli hippy. Io mi considero un regista punk. Quando abbiamo chiamato la Warner e la Pathé per dirgli che la prima parte del film sarebbe stata recitata in hindi dai bambini protagonisti, hanno pensato: eccone un altro che va in India e diventa un guru. Ci porterà un film pieno di misticismo. In realtà l’India è un posto che ti sorprende e ti cambia, è il Paese degli opposti, e se si riescono ad abbracciare le sue contraddizioni si riesce ad apprezzarlo veramente. Io penso di essere diventato una persona migliore dopo questa esperienza.

In America i suoi ragazzini presi dai bassifondi sono piaciuti a critica e pubblico.
Il film sta riscuotendo molto successo in Usa. Forse perché non è una storia sui soldi, ma sull’amore e il riscatto. Un po’ come Rocky. Hollywood sta guardando sempre di più a Bollywood. Spielberg è uno di quelli, ma quando stavo girando il film anche Will Smith è venuto due volte per prendere accordi con quell’industria.

La colonna sonora è particolarmente curata, come in tutti i suoi film.
Ho affidato la musica del film a Allah Rakkhha Rahman, un compositore indiano famosissimo, uno che ha venduto nella sua vita quanto i Beatles e i Rolling Stones. Girare con lui per Mumbai è impossibile, si ferma il traffico per lui. Rahman è l’uomo che ha cambiato il modo di fare la musica da film in India.

Si parla di candidature agli Oscar in più categorie.
È vero, non so se effettivamente il film avrà qualche nomination, ma io penso che sarebbe bello solo esserci. Se avremo solo una nomination sarò sicuramente lì alla cerimonia, seduto nelle ultime file, a godermi la serata.

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