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VENEZIA 2011 Concorso

Alps, le grandi speranze di Lanthimos

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Alps, le grandi speranze di Lanthimos

Dopo la vittoria in Un Certain Regard nel 2009 con Dogtooth, le porte di Venezia si sono aperte per il terzo lungometraggio di Yorgos Lanthimos, Alps [+leggi anche:
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. Racconto assurdo sull'umanità, la perdita e le regole non rispettate, il film ha buone speranze di impressionare la Giuria del Concorso alla Mostra, guidata da Darren Aronofsky, e tornare a casa con un premio importante. Per chi conosce già le precedenti opere di Lanthimos, Alps è, naturalmente, nelle medesime corde.

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La premessa del film è incentrata su un nuovo servizio in affitto. Un'infermiera, un paramedico, una ginnasta ed il suo allenatore formano Alps, un gruppo che aiuta chi ha sofferto la morte di un caro ad andare avanti sostituendo i parenti scomparsi, amici o colleghi. Una figlia, appassionata di tennis, è morta da poco? Nessun problema, gli Alps (con lo slogan “quando arriva la fine gli Alps ci sono”) sono presenti e pronti ad aiutare a non tagliare tutti i ponti con gli scomparsi. Con tutte le attrezzature del tennis, i discorsi entusiastici sull'ultimo incontro e le preoccupazioni sull'abbigliamento sportivo e le scarpe, il sostituto dà un'impressione di normalità, in cui nulla è cambiato.

Lanthimos prende in prestito dal suo primo film l'attrice protagonista e lo stile. Il pubblico sarà felice di rincontrare una delle più convincenti giovani attrici greche, Aggeliki Papoulia, qui nel ruolo dell'infermiera, che sceglie di non osservare il rigido codice d'onore di Alps (che prevede che i membri del gruppo non abbiano relazioni intime coi clienti). Conversazioni piatte e assurde portano alla memoria momenti simili in Dogtooth, mentre il rigore del leader di Alps non è lontano dal totalitarismo familiare dell'opera seconda di Lanthimos.

Nonostante le stranianti somiglianze fra i due film, Alps riesce bene a raccontare temi come l'identità, la perdita, il controllo e l'alienazione. Prodotto dalla Haos Film, il film ha senza dubbio bisogno di tenere sempre il pubblico sotto controllo, ma la lentezza degli eventi e la secchezza del tema difficilmente faranno del film un successo di grande pubblico.

(Tradotto dall'inglese)

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