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A Stranger

di 

- Il debutto di Bobo Jelcic è il ritratto sfaccettato di un uomo e di una città, sostenuto da una eccezionale performance di Bogdan Diklic.

A Stranger

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, debutto del croato Bobo Jelcic, è stato proposto in prima mondiale alla Berlinale nella sezione Forum. Il dramma, sottile e sfaccettato, parla della vita nella città divisa di Mostar attraverso l’incredibile performance del serbo Bogdan Diklic.

Diklic (attore in 130 film, e di recente in Night Boats [+leggi anche:
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) è Slavko, sessantenne che vive con la moglie (Nada Djurevska) nella zona croata di Mostar, in Herzegovina, che, a 15 anni dalla guerra in Bosnia, è ancora divisa fra fazione bosniaca (musulmana) e croata (cattolica). Non è facile arrivare dall’altra parte della città: per molti, l’invisibile barriera psicologica del fiume Neretva è un vero e proprio filo spinato.

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Un vecchio amico musulmano di Slavko muore all’inizio del film, e l’uomo è preoccupato dagli effetti che la sua partecipazione al funerale potrà avere sulla comunità croata. Slavko sembra sempre tormentato, e Diklic ne fa un uomo che porta sempre con sé un grosso peso sulle spalle. Ed è questa anche la generale atmosfera della città, dove tutti sembrano stare insieme ma una forte tensione ribolle dietro le apparenze delle normali attività quotidiane.

Il plot è piuttosto semplice, e non accade quasi nulla, ma la performance di Diklic è variegata e intensa, illustra in maniera vivida la vita nella città ed il tumultuoso stato psicologico di un uomo in costante angoscia — sia essa basata su circostanze reali o su come l’uomo percepisce il condizionamento sociale della sua situazione.

Lo strumento fondamentale che Jelcic utilizza per costruire il mondo di Slavko è la macchina da presa di Erol Zubcevic, tenuta a mano come un passante curioso, che riprende le teste dei personaggi da dietro, o ne esamina le rughe, lasciando l’immagine ferma per qualche secondo quando i personaggi escono di scena.

A Stranger è co-prodotto dalla croata Spiritus Movens e dalla Kadar di Mostar.

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