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An Episode in the Life of an Iron Picker

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- Il quinto lungometraggio di Danis Tanović è un’opera difficilmente categorizzabile e probabilmente il suo miglior risultato artistico ed emotivo.

An Episode in the Life of an Iron Picker

Lo scrittore e regista boniaco Danis Tanović ha presentato il suo quinto film, An Episode in the Life of an Iron Picker [+leggi anche:
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, nel concorso della Berlinale. Definizioni formali come docu-dramma, o solo fiction e documentario, non rendono giustizia a quest’opera potente con le sue performance naturalistiche e intense.

Ambientato in un villaggio bosniaco lontano dai centri urbani, il film racconta la storia di una famiglia rom che vive nelle condizioni tipiche di tutti i gruppi etnici in qualunque posto d’Europa. Nazif raccoglie pezzi di ferro e li vende per mantenere la famiglia - la moglie incinta Senada e due figlie piccole. La loro casa è cadente, e le bollette, che non riescono quasi a pagare, sono alte, ma sono felici di stare insieme sotto una specie di tetto. Il loro amore per i figli e l’affetto reciproco sono caldi e sinceri.

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Una mattina, mentre lava un vestito, Senada avverte un forte dolore addominale. Nazif la porta nell’ospedale della città di Tuzla, dove scoprono che la donna ha avuto un aborto e che il feto morto deve essere rimosso chirurgicamente. La donna non ha però alcuna assicurazione sanitaria, né i 500 euro necessari per la procedura. Parte così una corsa contro il tempo e la mancanza di sostegno in un paese che non ha alcun regolare sistema sanitario (o di assistenza).

Nazif, Senada e le figlie, insieme agli altri abitanti del villaggio, interpretano se stessi rimettendo in scena un evento realmente accaduto l’anno prima dell’inizio delle riprese. E questo è sempre un rischio per un filmmaker, che deve affidarsi completamente a non professionisti che non sanno recitare, e quindi alle loro capacità naturali. Tanović deve aver però sentito che questa famiglia particolare aveva ciò che serviva per recitare in un film, e ha colto l’occasione - e il risultato l’ha ricompensato. All’inizio del film, le bambine guardano spesso in camera, e nelle prime scene Nazif e Senada possono apparire impacciati quando mostrano il sincero legame che li unisce davanti alla macchina da presa, ma pian piano il pubblico viene catturato nella storia toccante e colma di rabbia di persone reali vittime di meccanismi statali malfunzionanti e discriminazione razziale.

La stessa rabbia di Tanović per la situazione nel suo paese, e per come colpisce l’uomo comune, è fisicamente palpabile in questo potente racconto naturalistico. Il film non è però strettamente un’opera di impegno sociale, ma in primo luogo una storia umanista che mostra come un uomo buono può fare qualsiasi cosa per la sua famiglia. E grazie a questo il film suona così vero, per merito di un regista che ha raccontato con bravura una storia universale dal forte appeal locale.

L’approccio di Tanović segue l’Onda Nera jugoslava i fine anni ‘60 e i lavori di Želimir ŽilnikDušan Makavejev e Živojin Pavlović, premiati al tempo alla Berlinale. Il regista narra una vicenda contemporanea di scottante attualità sociale utilizzando i canali più adatti, proprio come quei filmmaker prima di lui, e, anche se consapevole, è privo dell’intenzione di emulare i vecchi maestri. Il film è probabilmente il migliore di sempre di Tanović, e mette in ombra sia il Premio Oscar No Man's Land [+leggi anche:
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che l’intenso L'enfer, diretto da uno script di Kieslowski e Piesiewicz.

An Episode in the Life of an Iron Picker è co-prodotto dalla bosniaca SCCA/Pro.ba, la francese Asap Films e la slovena Vertigo/Emotionfilm. The Match Factory cura le vendite internazionali.

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