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VENEZIA 2014 Giuria

Desplat: “Volevamo essere stupiti”

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- VENEZIA 2014: La giuria del concorso Venezia 71, capitanata dal celebre musicista francese, commenta i film premiati

Desplat: “Volevamo essere stupiti”

“Non avevo letto nulla sui film in concorso, e credo neanche gli altri membri della giuria. Sono arrivato in sala completamente a digiuno, senza preconcetti. Volevamo essere stupiti, rimanere colpiti e in ammirazione, e il film di Andersson ci è riuscito”. Così il presidente della giuria ufficiale del concorso Venezia 71, il musicista Alexandre Desplat, ha commentato alla conferenza stampa finale della giuria della Mostra il Leone d’oro assegnato a A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence [+leggi anche:
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intervista: Roy Andersson
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di Roy Andersson. Il regista svedese, dal canto suo, si è detto “felicissimo, profondamente commosso e onorato per aver ricevuto questo premio proprio in Italia” specificando che “se sono diventato regista lo devo al cinema italiano, in cima alla mia lista di film c’è Ladri di biciclette di Vittorio De Sica”.

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A proposito dei film italiani, molto applauditi quest’anno, la parola è passata al regista e attore Carlo Verdone: “Erano tre buoni film, ma ci siamo soffermati su quello che aveva più chance di discussione, quello che ci aveva colpito molto per la performance degli attori, ovvero Hungry Hearts [+leggi anche:
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di Saverio Costanzo" (il film è stato premiato sia per l’attore che per l’attrice). Ed ha aggiunto: "Siamo rimasti colpiti anche da Mario Martone e Francesco Munzi, ma il film di Costanzo ci ha emozionato di più, un film claustrofobico, difficile, che sale un po’ per volta”.

I giurati del concorso si sono poi soffermati su The Look of Silence [+leggi anche:
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di Joshua Oppenheimer, vincitore del Gran Premio della Giuria: “Un film straordinario, cinema allo stato puro”, ha commentato l’attore Tim Roth, aggiungendo che “questo film e quello di Andersson sono due facce della stessa medaglia, il reale e l’immaginazione, entrambi con un impatto fortissimo”. “I tre premi principali sono stati dati a film in cui il confine tra documentario e finzione è molto sfumato”, ha osservato il regista tedesco Philip Gröning, “il film di Konchalovskij ha qualcosa del documentario, anche quello di Andersson, in un certo senso. Il cinema sta cambiando e i premi rispecchiano questo cambiamento”.

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