email print share on facebook share on twitter share on google+

TORINO 2016

I figli della notte: ricchi rampolli allo sbando

di 

- Unico film italiano in concorso quest’anno a Torino, l’esordio di Andrea De Sica è ambientato in un collegio immerso nella neve e mischia i generi, tra film di formazione e horror

I figli della notte: ricchi rampolli allo sbando
Vincenzo Crea e Ludovico Succio in una scena di I figli della notte

Una scuola che forma la futura classe dirigente raccontata come fosse l’Overlook Hotel di Shining. Con questa idea in mente, Andrea De Sica ha forgiato la sua opera prima, I figli della notte [+leggi anche:
trailer
intervista: Andrea De Sica
scheda film
]
, un film difficilmente classificabile, interamente ambientato in un collegio per rampolli di ricche famiglie immerso nella neve dell’Alto Adige, che mischia i generi associando racconto di formazione (o “di deformazione”, come lo definisce il regista), ritratto sociale e favola nera, con un tocco di horror.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Nipote del grande Vittorio, il 35enne Andrea De Sica ha scritto e diretto in precedenza vari corti e documentari ed è stato assistente alla regia di Bertolucci, Ozpetek, Vicari e Marra, dopo il diploma in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia. Non un principiante, insomma, e questo suo primo lungometraggio, unico italiano in concorso al 34° Torino Film festival, è indubbiamente ben diretto e visivamente affascinante, per la sua location, i suoi giovani interpreti (Vincenzo Crea e Ludovico Succio) e anche per il quadro che ne esce: quello di un’alta società che “abbandona” i propri figli proprio nel momento più delicato della loro vita. “Volevo raccontare di 16enni che hanno un percorso borderline pur essendo ben inquadrati nella società, non ai margini”, ha spiegato a Torino il regista, che firma anche soggetto e sceneggiatura con Mariano Di Nardo, “una storia di formazione che avesse qualcosa di tagliente e provocatorio, senza il solito umorismo. Il collegio, poi, è qualcosa di così anacronistico oggi ed è un mondo che nel cinema italiano non esiste”. 

Le intenzioni, quindi, sono ottime. Giovani che subiscono le scelte di genitori che non vediamo mai, adolescenti che devono affrontare da soli emozioni che non sanno controllare: temi che uniti a un sistema educativo di élite che invita alla spietatezza, che controlla, reprime ma ammette la trasgressione (una “trasgressione controllata”, come la chiama il regista) già sarebbero bastati a fare un film interessante. Ma per dare forma alle sue fantasie e ai suoi incubi, De Sica mette tanta carne al fuoco e lo spettatore finisce per perdersi un po’, tra bullismo, scorribande notturne, fantasmi, prostitute, amore, amicizia, casette nel bosco, suicidi e omicidi. Troppo forse per appena un’ora e un quarto di film, e l’impressione finale è che si sia voluto riempire senza andare a fondo. Un esordio incerto narrativamente, ma formalmente riuscito, anche grazie all’utilizzo delle musiche, composte dallo stesso Andrea e che comprendono pezzi celebri come “Ti sento” dei Matia Bazar. Nel cast, anche Fabrizio Rongione nei panni di un insegnante ambiguo e mellifluo.

Prodotto da Vivo Film con Rai CinemaI figli della notte è coprodotto dai belgi di Tarantula e supportato da Eurimages e il Mibact, con il sostegno di IDM Südtirol - Alto Adige. La distribuzione è ancora in trattative.

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.