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FILM Italia

Il padre d’Italia: i sogni che non hai il coraggio di sognare

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- L’opera seconda di Fabio Mollo è un on the road emotivo che si interroga sul futuro, la paternità e il confine tra natura e contro natura. Con Luca Marinelli e Isabella Ragonese

Il padre d’Italia: i sogni che non hai il coraggio di sognare

Che cos’è più innaturale, una donna che non vuole avere figli o un omosessuale che sogna di diventare padre? Probabilmente nessuno dei due, ci suggerisce Fabio Mollo con il suo secondo lungometraggio, Il padre d’Italia [+leggi anche:
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(film selezionato, fra gli altri, a Berlino, Toronto e premiato a Roma), il 36enne regista calabrese torna, direttamente in sala il 9 marzo, con un on the road sottile, riflessivo, che si interroga sul futuro, l’essere genitori, il confine tra natura e contro natura, e guidato da una coppia di attori tra i più richiesti del momento, Luca Marinelli (Lo chiamavano Jeeg Robot [+leggi anche:
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) e Isabella Ragonese (vista di recente in Sole cuore amore [+leggi anche:
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), coinvolti in un viaggio geografico ed emotivo, da Nord a Sud Italia, e in un amore che rompe tutti gli schemi.

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"Tu, quando ti capita qualcosa, sai subito se una cosa è bella o è brutta?", chiede Mia a Paolo. Il loro incontro, di certo, è di quelli che non sai esattamente dove ti portano. I loro sguardi si incrociano nella darkroom di una discoteca, immediatamente dopo lei gli sviene fra le braccia. Da quel momento, si prenderanno cura l’uno dell’altra, come due angeli custodi. Mia, capelli rosa, tatuaggi e vistoso giubbino con una Madonna cucita sulla schiena, è incinta di sei mesi, fa la cantante e non ha una casa. Paolo lavora in un mobilificio, ha la testa sulle spalle, ma è tormentato, solitario e sta uscendo con dolore da una lunga storia con un uomo che ha deciso di metter su famiglia. Mia travolge Paolo con la sua vitalità e incoscienza ("chi è il padre non è così importante", gli dice con tutta naturalezza), lei riconosce in lui un animo buono, insieme si completano.

A Torino salgono su un furgone (quello dell’azienda dove lavora Paolo) e puntano verso Roma, dove Mia dice di abitare. Da lì si spingeranno sempre più a Sud, prima a Napoli, in cerca del padre del bambino, poi a Reggio Calabria, dove Mia ritrova la sua famiglia (soprattutto la severa madre interpretata da Anna Ferruzzo) e da dove, trattata con disprezzo, desidera immediatamente scappare, mentre Paolo comincia a immaginare una vita diversa, proprio lì, insieme a lei. Fabio Mollo racconta in questo film, sceneggiato con Josella Porto (già sua partner di scrittura per Il Sud è niente), l’incontro tra due persone sull’orlo di un baratro, che hanno bisogno l’uno dell’altra, ma anche una storia d’amore che non ti aspetti, fuori da ogni cornice, e lo fa con delicatezza, intimità, non temendo di mostrare i corpi e non rinunciando neanche al sorriso, nei momenti in cui la stravaganza di Mia travolge Paolo lasciandolo stupito e interdetto. 

"Per la prima volta ho visto un futuro", dice Paolo chiedendosi se è diventato matto, lui che, omossessuale, alla paternità non ci aveva mai neanche pensato. Un film che invita a riflettere sulla presunta nozione di contro natura, confezionato con un’estetica, una cura per le musiche e un’attenzione verso gli attori e le tematiche di genere che avvicinano questo promettente regista alla sensibilità di cineasti come Xavier Dolan.

Prodotto da Bianca Film con Rai Cinema, Il padre d’Italia è distribuito nelle sale italiane da Good Films

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