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TRIBECA 2017

Son of Sofia, il realismo magico in viaggio verso la fine dell’innocenza

di 

- La regista greca Elina Psykou imbocca un nuovo percorso visivo con il suo secondo film, presentato in anteprima mondiale al Tribeca Film Festival

Son of Sofia, il realismo magico in viaggio verso la fine dell’innocenza
Victor Khomut in Son of Sofia

Se il cinema greco contemporaneo sta lentamente accantonando le sue consuete bizzarrie estetiche, i registi ellenici restano ancorati alle medesime questioni sociopolitiche nazionali, dipinte oggi con un rinnovato entusiasmo per l’astrazione. Quattro anni dopo l’esordio non convenzionale di The Eternal Return of Antonis Paraskevas [+leggi anche:
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intervista: Elina Psykou
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, Elina Psykou imbocca un nuovo sentiero visivo con la sua opera seconda, Son of Sofia [+leggi anche:
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, presentata di recente in anteprima mondiale al Tribeca Film Festival, nella sezione internazionale dedicata alle pellicole di finzione.

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Son of Sofia si svolge durante i giochi olimpici dell’estate 2004, ad Atene. L’undicenne Misha (Victor Khomut) torna dalla Russia per ricongiungersi, dopo due anni di separazione, con la madre Sofia (Valery Tscheplanowa). La donna è ora sposata con il Signor Nikos (Thanassis Papageorgiou), un anziano gentiluomo conservatore, che da bambino, ai tempi della dittatura, è stato la star di un programma televisivo. Nikos e Misha appartengono a due mondi completamente diversi, ma condividono l’amore per Sofia, che, contesa tra i due, tenta di preservare i propri bisogni e la propria personalità.

La sceneggiatura, a firma della stessa regista e sostanzialmente fedele all’essenza del suo modo di narrare, mostra più di una somiglianza con il film d’esordio. Ancora una volta, infatti, si parte da una vicenda personale, ambientata in un luogo isolato e claustrofobico, in questo caso un appartamento, per esplorare un più ampio paesaggio sociopolitico. Sofia si sente oppressa dalla manipolazione emotiva del figlio e da quella economica del marito, mentre la fragile stabilità borghese che con difficoltà è arrivata a creare viene messa a dura prova dallo sgretolarsi del mondo circostante. Nel frattempo, Misha trova rifugio nei suoi racconti preferiti, che, piano piano, prendono il sopravvento sul mondo reale.

La favola delle Olimpiadi e l’apparente benedizione che questa incarna per il paese rivela in parte le radici dell’attuale crisi politica greca. Nell’epoca descritta, ognuno gode ancora di potere, prosperità e benessere, e le vittorie degli atleti non fanno che rafforzare l’orgoglio che è alla base della cosiddetta identità nazionale. Misha - riferimento alla mascotte olimpica dei giochi di Mosca del 1980 -  è obbligato a stringere amicizia con i suoi omologhi ateniesi, a cambiare nome, lingua e persino emozioni, diventando così vittima di una sorta di “grecizzazione” forzata. Come in ogni società austera, tutti coloro che divergono da questa omogeneità, sono costretti ad adeguarvisi, se non vogliono essere emarginati ed espulsi. Forse per questo motivo, Misha comincia a fidarsi più delle sue storie fantastiche che della realtà in cui vive. Purtroppo però, nessuno capisce che il drago è vivo per davvero e che non ci sono principi a dargli la caccia.

Son of Sofia smantella alcuni miti sulla società greca, usati in particolare durante i giochi olimpici, evento servito da sedativo di massa. Psykou viaggia indietro nel tempo e solleva le questioni dell’integrazione e dell’accettazione all’interno di una società incapace di cambiare e che, già ben prima della crisi finanziaria, cominciava a covare i germi dell’odio, del razzismo e dell’estremismo. Dovrà passare un bel po’ di tempo prima di rendersi conto che quel breve sogno olimpico si trasformerà in incubo quotidiano.

Son of Sofia è una coproduzione greco-franco-bulgara di Giorgos Karnavas, Konstantinos Kontovrakis (Heretic), Janja Kralj (KinoElektron) e Boris Chouchkov (Chouchkov Brothers). La società Heretic Outreach si occuperà della vendita internazionale del film.

(Tradotto dall'inglese)

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