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CANNES 2017 Un Certain Regard

Beauty and the Dogs: "Questa notte ho vissuto di tutto"

di 

- CANNES 2017: Un’immersione nella dimensione kafkiana per Kaouther Ben Hania, che mostra il calvario, lungo nove piani sequenza, di una giovane ragazza violentata alla ricerca di giustizia

Beauty and the Dogs: "Questa notte ho vissuto di tutto"
Mariam Al Ferjani (destra) in Beauty and the Dogs

"Lo vuoi un consiglio? Torna a casa tua. Nessuno ti riceverà”. Eppure la serata di Mariam, 21 anni, studentessa residente in una casa per ragazze di Tunisi, è cominciata nel segno del buon umore e della spensieratezza, con una festa privata, il ballo, un vestitino sexy, delle battute complici con le amiche e uno sconosciuto affascinante e simpatico che le fa gli occhi dolci, con il quale lei accetta di fare un giro fuori, sulla spiaggia. Ma è una notte da incubo quella che comincia da lì in poi, un passaggio verso il lato oscuro della legge, in un tentativo disperato e dagli accenti kafkiani di ottenere un risarcimento in seguito a uno stupro.

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Questo il doloroso percorso iniziatico tracciato sotto forma di una narrazione da pugno nello stomaco dalla regista Kaouther Ben Hania nel suo Beauty and the Dogs [+leggi anche:
trailer
intervista: Kaouther Ben Hania
scheda film
]
, presentato nella sezione Un Certain Regard del 70° Festival di Cannes. Per questo film, la cineasta si è ispirata ad un fatto di cronaca avvenuto nel 2012, in Tunisia, e raccontato nel libro Coupable d'être violée di Meriem Ben Mohamed. Una realtà brutale che Ben Haniaha liberamente adattato, privilegiando un ritmo palpitante diviso in nove episodi filmati in piano sequenza.

“Non avere paura, se ne sono andati”. Su una strada deserta e incolore, Mariam (Mariam Al Ferjani), il viso sfatto, ha smesso di correre e freme ad ogni passaggio di macchina. Youssef (Ghanem Zrelli), il giovane ragazzo dell’inizio, la sostiene e la persuade ad entrare in una clinica privata (“è stata violentata e ha bisogno di un documento che lo provi”). Ma si troveranno a fare i conti con gli ingranaggi amministrativi (“non posso accoglierla in questo istituto se è senza documenti. È la legge”), dal momento che la carta d’identità e il cellulare di Mariam sono rimasti sull’auto dei violentatori. Eccoli quindi avanzare nel caos della sala d’aspetto di un ospedale pubblico, in cui il medico legale rifiuta di rilasciare un certificato prima che venga aperta un’inchiesta da parte della polizia. Ora, si dà che il caso che siano stati proprio dei poliziotti a violentare Mariam…

Da un interrogatorio in commissariato che si trasforma in capo d’accusa (“venire a denunciare uno stupro così vestita!”) alla solidarietà corporativista di un poliziotto che cerca in ogni modo di mettere a tacere il fatto e non esita a ricorrere a tutti i mezzi di pressione di cui dispone affinché Mariam non faccia la sua deposizione e ritiri la denuncia, passando per il confronto diretto e sconvolgente con i suoi aguzzini, la giovane donna, inizialmente spronata da Youssef, che nutre scopi soprattutto militanti, si ritroverà presto sola di fronte a una pericolosa scelta: stabilire fino a dove è disposta a spingersi per difendere i propri diritti.

Incisivo e realistico, Beauty and the Dogs analizza con grande intensità i meccanismi contorti di un sistema schizofrenico, nel quale la legge viene usata a fini illeciti. E nonostante il ritmo molto movimentato della trama e i piani sequenza penalizzino un po’ la caratterizzazione sottile dei personaggi secondari, il film si rivela un vettore molto efficace per trasmettere un messaggio femminista e politico.

La produzione di Beauty and the Dogs vede la collaborazione di Tunisia (Cinetelefilms), Francia (Tanit Films), Svezia (Laika Films, Film i Väst, Chimney), Norvegia (Integral Films & Litterature), Libano (Schortcut Films), Qatar e Svizzera. Il film verrà distribuito nelle sale francesi dalla società Jour2Fête, che ne gestisce inoltre la vendita internazionale.

(Tradotto dal francese)

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