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CANNES 2017 Concorso

120 battiti al minuto: la guerra invisibile

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- CANNES 2017: Robin Campillo realizza un film magistrale, militante, commovente e brillantemente diretto, su un gruppo di attivisti parigini di Act Up

120 battiti al minuto: la guerra invisibile

"L'ignoranza è tua nemica, il sapere è la tua arma". È sul terreno di slogan, dibattiti strategici e azioni dal forte impatto, in un contesto in cui l’urgenza della presa di coscienza è una questione di vita o di morte, che Robin Campillo ha immerso gli spettatori del 70° Festival di Cannes con 120 battiti al minuto [+leggi anche:
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. Con questa terza opera, il co-sceneggiatore e montatore di quasi tutti film di Laurent Cantet, passa chiaramente ad un livello di padronanza nel quale la sua immensa empatia per l’umano trova una perfetta armonia con una volontà politica di lotta contro l’indifferenza, in un appassionante e spesso toccante vortice, portato sullo schermo con fluidità, rigore ed inventiva.   

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"Non abbiamo tempo, stiamo morendo". Siamo nel 1992, l’AIDS sta devastando la Francia (a quel tempo il paese più colpito in Europa) e i sieropositivi tentano di convivere con gli effetti collaterali dell’AZT. Fondata tre anni prima, la sezione parigina dell’organizzazione Act-Up dà vita ad una serie di azioni shock, per rendere visibile la questione e far avanzare più velocemente la ricerca e la prevenzione. Sacche di sangue tirate sugli impauriti rappresentanti delle istituzioni, irruzioni in laboratori per fare pressione sulle case farmaceutiche e i loro interessi economici, intrusioni nelle scuole per trasmettere in modo diretto il messaggio sulla protezione sessuale, e il coinvolgimento dei media, per denunciare la menzogna mortale che assimila l’epidemia ai soli omosessuali, tossicodipendenti, prostitute e carcerati. Attraverso una decina di personaggi di attivisti emblematici, interpretati, tra gli altri, da Nahuel Perez Biscayart, Arnaud Valois, Antoine Reinartz e Adèle Haenel, Robin Campillo (che ha scritto la sceneggiatura con Philippe Mangeot) descrive con intelligenza la vita quotidiana di questa specie di campo di battaglia, nel quale le strategie, e persino le divergenze d’opinione, si discutono in assemblee (con i più radicali in netta opposizione contro i lobbisti e i negoziatori), dove le azioni sono condotte con un’intensità e un’efficacia estremamente professionale, e la solidarietà, l’umorismo e la voglia di far festa sono forse ancor più presenti mano a mano che disperazione e morte si avvicinano. Il tutto senza dimenticare l’amore tra Sean e Nathan, che progressivamente diventa la colonna vertebrale del film.  

Meravigliosamente montato dal regista stesso, con una grande varietà di procedimenti (passaggi superbi da una scena all’altra, uso di materiali di archivio, ecc.) e con un perfetto equilibrio tra il ritratto del gruppo e quello dei diversi individui che lo compongono, 120 battiti al minuto è al contempo un omaggio molto ben documentato, che dà un volto a coloro che lottano nell’ombra, e un’opera sensibile, capace di lasciar da parte il pudore quando necessario. La fotografia, firmata da Jeanne Lapoirie, va ad ornare un quadro nel complesso forte sul piano drammatico, ma senza abusi, accontentandosi di tracciare una realtà che parla già da sola. E il film si apre clandestinamente a più vasti orizzonti: “come in ogni guerra, ci sono dei collaboratori, degli approfittatori e altri che alimentano l’odio e la discriminazione. Bisogna unire le nostre forze per resistere all’epidemia, formare una comunità e sviluppare delle azioni positive”. Un messaggio da mettere in prospettiva con un altro, fugace riferimento: quello alla Rivoluzione del 1848, che abbatté in Francia la monarchia di luglio e venne lanciata da una cinquantina soltanto di manifestanti.

Prodotto da Les Films de Pierre, 120 battiti al minuto sarà distribuito in Francia da Memento Films il 23 agosto. Le vendite internazionali sono affidate a Films Distribution.

(Tradotto dal francese)

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