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KARLOVY VARY 2017 Concorso

Men Don't Cry: lo psicodramma per un effetto cinematografico catartico

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- KARLOVY VARY 2017: Il regista bosniaco Alen Drljević usa lo psicodramma come strumento cinematografico per indagare il problematico passato bellico dell’ex Yugoslavia

Men Don't Cry: lo psicodramma per un effetto cinematografico catartico
Emir Hadžihafizbegović in Men Don't Cry

Il regista bosniaco Alen Drljević ha portato il suo primo lungometraggio Men Don't Cry [+leggi anche:
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intervista: Alen Drljević
scheda film
]
in competizione ufficiale a Karlovy Vary. Pièce da camera ambientata in un albergo, il film ritrae un seminario terapeutico per veterani di guerra dell'ex Yugoslavia che affrontano i loro vissuti traumatici sotto forma di psicodramma. Nell'utilizzo da parte del regista del metodo come strumento cinematografico, un contributo fondamentale viene dalla squadra di attori balcanici all star, con Leon Lučev e Boris Isaković protagonisti, e con il contributo potente di Emir Hadžihafizbegović, Boris Ler, Ermin Bravo, Ivo Gregurević e Sebastian Cavazza.

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Il film si apre con un semplice esercizio che presto si trasformerà in una zuffa. I veterani di Bosnia, Serbia e Croazia si sono appena riuniti presso un isolato hotel di montagna, e le passioni corrono veloci. Il croato Andrija (l'attore sloveno Primož Petkovšek) abbandona fumante, poiché non riesce a capire perché il suo connazionale Valentin (Lucev) non voglia attenersi alla narrazione nazionalistica dominante del proprio paese - e di tutti e tre i paesi, del resto. Solo la nazionalità cambia; il sistema di pensiero, sviluppato attraverso l'indottrinamento, è identico.

Il giorno successivo, il direttore del seminario sloveno, Ivan (Cavazza), esorta i partecipanti ad affrontare i loro traumi. Il primo a raccontare la sua devastante storia di colpa, e poi a riviverla attraverso una sorta di psicodramma insieme ai suoi colleghi di laboratorio, è Valentin.

Nel frattempo, due dei bosniaci del gruppo, il cinquantenne Merim (Hadžihafizbegović) e il ventenne in sedia a rotelle Jasmin (Ler) entrano in conflitto. Mentre Merim non solo è musulmano devoto, ma anche superstizioso, Jasmin è comprensibilmente nichilista, dopo aver perso la mobilità alla sua giovane età.

A un certo punto durante il giorno, Miki (Isakovic) acquista un brandy fatto in casa dal receptionist (Izudin Bajrović) e l'ubriachezza generale parte col cantare una canzone pop yugoslava, la preferita in tutte le parti del vecchio paese, e termina col demolire il ristorante dell'hotel, con una sorta di gioco della guerra nel mezzo. Che siano vittime, criminali o eroi di guerra, i balcanici rimangono sempre gli stessi.

Prima del toccante ultimo atto, vedremo la ricostruzione delle torture di Merim in un campo di concentramento, l'esperienza di Miki costretto ad uccidere i civili, e scopriremo il vero motivo della rabbia di Jasmin. Tutte queste sequenze separate sono immensamente catartiche, mostrano il brillante talento interpretativo di tutti gli attori, e il risultato finale è davvero devastante.

I personaggi di Lučev e Isaković sono maschi alfa e dominano il film. Ma il nervosismo di Hadžihafizbegović, la rabbia quieta di Ler, e in particolare la vulnerabilità di tutto il cast, mantengono il tutto bilanciato e lontano dagli eccessi di sentimentalismo, anche fra le grida, i canti, il fuoco, le lacrime e il sangue che il film contiene.

L’uso di Drljević degli ambienti ristretti, chiusi è magistrale, e lo psicodramma come strumento cinematografico dimostra di essere catartico per il pubblico tanto quanto per i suoi personaggi, come deve essere per tutti i veterani che riescono a lasciar andare e decidono di accettare e affrontare il loro brutto passato nella realtà.

Men Don't Cry è una coproduzione tra la bosniaca Deblokada, la slovena Iridium Film, la croata Produkcija Živa, la tedesca Manderlay Film e la serba This & That Production, con la partecipazione di ZDF/Arte e dell’emittente nazionale bosniaca Federal TV.

(Tradotto dall'inglese)

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