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KARLOVY VARY 2017 Concorso

Khibula: un’esplorazione psicologica del potere

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- KARLOVY VARY 2017: Il regista georgiano George Ovashvili torna in concorso al festival ceco con un film su un presidente deposto

Khibula: un’esplorazione psicologica del potere

Il regista gerogiano preferito di Karlovy Vary, George Ovashvili, il cui Corn Island [+leggi anche:
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ha vinto il Crystal Globe nel 2014 prima di essere pre-selezionato per gli Oscar, torna in concorso al festival ceco con un nuovo, alquanto diverso, film: Khibula [+leggi anche:
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. Mentre sia il suo lavoro precedente che il suo film d’esordio del 2009, The Other Bank [+leggi anche:
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, trattava di gente comune in circostanze drammatiche, Ovashvili prende ora una figura storica come base di un’esplorazione psicologica e contemplativa del tema del leader e di come percepisce il potere, e la sua posizione nel mondo.

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Liberamente ispirato agli ultimi giorni del primo presidente georgiano eletto democraticamente, Zviad Gamsakhurdia, morto in circostanze misteriose, Khibula si svolge tra maestose ma implacabili montagne, dove l’innominato Presidente (incarnato dal grande attore iraniano Hossein Mahjoub) è in fuga dalle forze che lo hanno spodestato con un colpo di Stato. Accompagnato da una quindicina di sostenitori, incluso il Primo Ministro (Kishvard Manvelishvili), il Presidente prevede inizialmente di lasciare il paese prima di tentare di riconquistare il potere. Ma mentre il gruppo all'inizio del film trova rifugio in un hotel deserto, dove il direttore e la giovane receptionist mostrano (o così pare) al presidente che la gente ancora crede in lui, egli decide di rimanere e di non abbandonare la sua patria. Il gruppo scopre anche che le forze sparpagliate della Guardia Nazionale, che sono dalla sua parte, stanno cercando di incontrarsi e riorganizzarsi presso una riserva d'acqua a un paio di giorni di camminata dalla location, così programma di unirsi a loro.

Ma la sinossi in questo caso può essere fuorviante. Non si tratta di un thriller sorprendente con inseguimenti, scontri a fuoco e un complicato background politico. La situazione georgiana negli anni '90 era sì complessa, ma Ovashvili rinuncia ai dettagli e inquadra la storia in un contesto più universale. Mentre viaggia attraverso le montagne, con inseguitori invisibili alle calcagna, il gruppo trova, riparo dopo riparo, gente amichevole, anche se in una situazione simile è difficile fidarsi completamente di qualcuno. Ricevono anche qualche rifiuto, soprattutto alla fine del film, quando una vecchia signora grida al presidente: "Perché sei venuto qui? Hai rovinato il paese!".

Mano a mano che i sostenitori lo lasciano, e il gruppo diventa sempre più piccolo, il Presidente comincia a rendersi conto di quanto il potere sia ingannevole e quanto la vera percezione che la gente ha della sua posizione dipenda dalla bolla che lo circonda. Qui, Ovashvili impiega sequenze oniriche e/o allucinazioni, con il Presidente che prima ascolta la folla cantare "Gloria al nostro Presidente", per poi sentirsi chiamare "Giuda, Giuda!".

Questo approccio non sarà facile da digerire per tutti, ma una mente aperta vi troverà un'esperienza gratificante e tanto cibo per la mente. Gli impeccabili contributi tecnici aiuteranno di certo, dalle magistrali inquadrature sia degli splendidi esterni che degli autentici interni del direttore della fotografia Enrico Lucidi (Baaria [+leggi anche:
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), al ritmo sostenuto del montatore Sun-Min Kim e alle evocative musiche di archi di Josef Bardanashvili, che vanno dal registro della suspense al malinconico. Il tema ricorrente in Ovashvili dell'uomo dinanzi agli elementi raggiunge qui un livello completamente diverso grazie a un approccio registico più contemplativo e psicologico. Infine, Mahjoub dona complessità a quello che potrebbe essere un personaggio generico – un tipo, piuttosto che una persona – in una performance che può servire da masterclass anche per gli attori più esperti.

Khibula è coprodotto dalla georgiana Alamdary, la tedesca 42 Film, la francese Arizona Productions e ZDF/Arte. Pluto Film detiene i diritti internazionali.

(Tradotto dall'inglese)

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