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FILM Spagna

Abracadabra: il fantasma e la signora Carmen

di 

- Il bilbaino Pablo Berger mira a ipnotizzare il pubblico col suo nuovo gioco di prestigio: un film colorista, grottesco ed esagerato che combina commedia nera, fantasy e dramma

Abracadabra: il fantasma e la signora Carmen
Antonio de la Torre e Maribel Verdú in Abracadabra

“Il cinema è come sognare ad occhi aperti: il cineasta dirige lo sguardo dello spettatore e quest’ultimo si risveglia ai titoli di coda, perché il pubblico vuole entrare nel gioco ed essere ipnotizzato”.  Parola di Pablo Berger, un regista poco accomodante che ha conquistato critica e pubblico in cerca di originalità, cinefilia e talento con i suoi primi due film: Torremolinos 73 [+leggi anche:
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, ispirato al cinema degli spogliarelli, delle svedesi e al landismo, con Candela Peña e Javier Cámara protagonisti di filmati porno casalinghi; e Blancanieves [+leggi anche:
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intervista: Pablo Berger
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, sua versione della famosissima fiaba classica, trasposta nella Spagna di toreri, tradimenti, flamenco e corride buffe. Ora, il regista bilbaino cerca nuovamente di ammaliarci con Abracadabra [+leggi anche:
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intervista: Pablo Berger
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, altra favola, stavolta colorista, barocca, eccentrica ed eccessiva, con protagonisti Maribel Verdú, Antonio de la Torre e José Mota, affiancati da José María Pou, Quim Gutiérrez, Julián Villagrán, Saturnino García e Ramón Barea.

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Il film, girato in una Madrid che non nasconde la sua ispirazione a quell’universo tremendo, etero patriarcale, di quartiere e marujil ritratto nel 1984 da Pedro Almodóvar nel suo magistrale Che ho fatto io per meritare questo?, è una commedia all’interno di un dramma, ospitato in un fim fantastico con una punta di thriller. Berger ha puntato tutto su un mix di generi che fatica a tenersi in piedi. Il rischio che qui corre il regista, decorato dal governo francese all’Ordine delle Arti e delle Lettere due anni fa, è alto e la sua combinazione di elementi disparati non sempre funziona: l’umorismo grottesco, che dovrebbe servire come collante tra i generi, non riesce a suscitare la risata necessaria affinché il pubblico rimanga incantato da questa storia condita di costumbrismo gitano, fantasmagorie, satira ed elementi pop. Tra questi ultimi, la canzone di Steve Miller Band che dà il titolo al film, molto popolare nella Spagna degli anni Ottanta quando Berger frequentava i festini universitari.

Forse il meglio del film rimane occultato dalla sua luminosità, colore e barocchismo: il messaggio di affermazione femminile che sta alla base della trama con protagonista Carmen (Verdú), una donna che prende il controllo della sua vita, un’esistenza triste, tiranneggiata dal machismo più miserabile, radicato da secoli in una società che tuttavia non smette di contrastarlo. Affrontare un tema così delicato con umorismo, delirio e leggerezza (apparente), tentando al contempo di divertire e raggiungere il grande pubblico, è il pregio più grande di una trama oscura scritta da Berger e convertita in immagini da gran parte del team tecnico-artistico già al lavoro in Blancanieves.

Abracadabra non nasconde neanche la fascinazione del suo autore per l’angosciante Angustia diretto da Bigas Luna e, come Woody Allen in molti suoi film (La maledizione dello scorpione di giada, Midnight in Paris, Scoop o La rosa purpurea del Cairo), combina magia e realtà: anche qui, grazie al fantasy, la gente comune vive momenti incredibili. Così, ipnotizzati dall’immaginazione, potremmo scappare anche noi dalla realtà nuda e cruda, come riesce a fare la protagonista di questo film prodotto da Arcadia Motion Pictures e Atresmedia Cine in associazione con la Francia (Noodles Production) e il Belgio (Scope Pictures), che vede la collaborazione di Movistar + e il sostegno di Eurimages. Delle sue vendite si occupa l’agenzia parigina Films Distribution; in Spagna, il film è distribuito da Sony Pictures Releasing Spain

(Tradotto dallo spagnolo)

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