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LOCARNO 2017 Concorso

Freedom: quando la libertà si trasforma in una prigione

di 

- LOCARNO 2017: Il regista tedesco Jan Speckenbach esplora i limiti dietro la ricerca della libertà e dei desideri, nell’ambiente sociale costantemente insoddisfacente di una generazione perduta

Freedom: quando la libertà si trasforma in una prigione

Cosa spinge una persona, che ha una bella famiglia e una distinta vita sociale, a rinunciare a tutto per scoprire cosa è la libertà? Dove finisce questa libertà, e quali possono essere le conseguenze? Sono queste le pressanti domande che muovono Freedom [+leggi anche:
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intervista: Jan Speckenbach
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, il secondo lungometraggio del regista Tedesco Jan Speckenbach, che farà parte del Concorso internazionale del 70° Festival del Film Locarno.

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Dopo 14 anni, la quarantenne Nora (Johanna Wokalek) abbandona suo marito Philip (Hans-Jochen Wagner), i loro due bambini, la sua carriera di avvocatessa e il loro appartamento a Berlino. Vaga per l’Europa. A Vienna, incontra casualmente un giovane, poi a Bratislava conosce Etela (Andrea Szabová), una giovane spogliarellista slovacca che la aiuterà a cominciare una nuova vita. Nel frattempo, Philip deve fare i conti con la sua assenza, con le difficoltà di essere un genitore single e con i conflitti etici riguardanti una questione professionale, ma anche personale, con un’amica di Nora. Queste due vite parallele sono legate e devono proseguire dopo un’univoca e radicale decisione.

Questa non è la prima volta che Speckenbach decide di esplorare il tema della scomparsa e del background sociale dietro di essa. Nel suo film d’esordio, Reported Missing [+leggi anche:
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 (2012), racconta la storia di un’adolescente che scompare improvvisamente, anche in quel caso, dando inquadrando la storia in una critica sociale. In Freedom, questo concetto sembra sviluppato più pienamente perché la nostra eroina è una madre che appartiene a una diversa, e probabilmente più tormentata, generazione. Nora, proprio come Nora Helmer in Casa di bambola (1879) di Henrik Ibsen, decide di rinunciare alle sue sicurezze borghesi che ha lottato per avere, perché non si sente più soddisfatta. Il materialismo non può avere più peso dello stato emotivo che la tiene bloccata a fissare il vuoto. Tutti questi eventi apparentemente banali, che da lontano sembrano poco importanti, arrivano al limite e la spingono a trovare una via d’uscita. Sente di essere sempre vissuta in una gabbia dorata e di averne abbastanza. Nora adesso ha bisogno di una nuova identità, una nuova se stessa, che sarà irriconoscibile agli occhi degli altri e persino ai suoi. Le sue azioni sono più potenti dei suoi pensieri, quando rinuncia ai ricordi per la nuova Nora.

Da contrappunto alla ritrovata libertà di Nora, la vita di Philip diventa sempre più limitata. Il marito sembra avere un ruolo secondario nella storia, e in teoria lui è sia la vittima della decisione di lei, sia, almeno in parte, quello che l’ha innescata. Speckenbach, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Andreas Deinert, cerca di empatizzare con entrambi, ma, allo stesso tempo, non è in grado di offrire loro alcuna soluzione. Andando avanti la storia, i personaggi sembrano sempre intrappolati e depressi come erano prima, con le loro nuove “libertà”.

Speckenbach segue la sua eroina con uno sguardo realistico, grazie alla fotografia di Tilo Hauke. Osserva le sue mosse senza oggettivare né addolcire le sue decisioni. Lascia allo spettatore sufficiente libertà per lasciarsi trascinare sia dalla fotografia che dall’interpretazione convincentemente naturale di Wokalek, la quale assorbe tutta l’attenzione dello spettatore con i suoi dubbi e i suoi desideri. Inoltre, il ritmo relativamente lento della narrazione rafforza l’approccio realistico del film e rende la protagonista più vicina a chi osserva. Accompagnata dall’opera barocca di Henry PurcellDidone ed Enea, che racconta dell’abbandono di Didone, regina di Cartagine, da parte del suo amante Enea, Nora è sola e abbandonata nel suo mondo, in cerca di riposo, sola nel suo paradiso, con il suo amore, con la sua canzone.

Freedom è una coproduzione tedesco-slovacca di Sol BondyJamila Wenske (One Two Films), Peter Badač (Bfilm) e Jelena Goldbach (ZAK Film Productions), ed è venduta a livello internazionale dalla società tedesca Pluto Film.

(Tradotto dall'inglese)

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