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SARAJEVO 2017 Concorso

Grain: un racconto esistenziale e distopico sull'estinzione dell'umanità

di 

- L'autore turco Semih Kaplanoğlu ritorna dopo un'assenza di sette anni con il suo lavoro più ambizioso, un film sulla minaccia estrema all'umanità

Grain: un racconto esistenziale e distopico sull'estinzione dell'umanità

L'acclamato filmmaker turco Semih Kaplanoğlu, noto a livello internazionale per la sua trilogia su Yusuf, Egg [+leggi anche:
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(2007), Milk [+leggi anche:
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(2010), premiata con l'Orso d'oro alla Berlinale, ritorna con il suo nuovo film dopo un'assenza di sette anni dal ruolo di regista. Grain [+leggi anche:
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è un dramma distopico con notevoli elementi fantascientifici che non tradiscono le tradizionali speculazioni filosofiche di  Kaplanoğlu. Grain ha avuto la sua prima mondiale al Concorso ufficiale del 23o Festival del Film di Sarajevo

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L'ambientazione è futuristica ma non troppo lontana dai giorni nostri, un devastante cambiamento climatico minaccia di distruggere la vita sulla Terra e le corporazioni globali che governano il pianeta controllano tutte le colture. Le città messe al sicuro, prerogativa di pochi, sono protette da dai migranti che tentano di entrarvi con muri schermati magneticamente. Senza un motivo evidente, un problema genetico colpisce tutte le piantagioni. Il professore di genetica Erol Erin (Jean-Marc Barr), viene incaricato di indagare le possibili cause di questa epidemia e si mette sulle tracce di Cemil Akman (Ermin Bravo), un altro genetista precedentemente impiegato nella stessa compagnia, autore della teoria Il caos genetico e la particella M. Per trovarlo, il Professor Erin deve lasciare la città e spingersi fino alle proibite Terre Morte, ma il suo vero viaggio comincerà solo dopo il loro incontro. 

Grain è una ricerca sui limiti dell'uomo e sulla pseudo-liberazione che la tecnologia potrebbe  offrirci e che cerchiamo di usare a nostro vantaggio. Kaplanoğlu tratta un soggetto universale che inizialmente sembra voler suscitare le nostra coscienza ambientale, ma in realtà ha radici più profonde, perché la crisi genetica conduce a interrogativi esistenziali e inevitabilmente il film diventa molto più di un saggio escatologico. Come si potrà immaginare, solo la minaccia di uno sterminio porta i protagonisti e, di conseguenza, lo spettatore a una lotta per la sopravvivenza prima che sia troppo tardi. Grain, scritto insieme a Leyla İpekçi, non cerca risposte, che probabilmente non esistono. La storia offre al pubblico dei potenziali problemi, nella speranza che la realtà non superi la finzione, nonostante tutto lasci pensare il contrario. 

Con questo film, Kaplanoğlu ha creato la sua opera più ambiziosa, abbandonando la sua tradizionale sobria estetica e espandendo prepotentemente il suo universo. Grazie a un cast internazionale, alle riprese in inglese e alle location sparse su tre continenti, ha realizzato un film esteticamente imponente; una fotografia dominata da una scala di grigi, opera di  Giles Nuttgens, richiede e attira l'attenzione del pubblico. Nonostante la grandiosità degli effetti visivi, narrazione e drammaturgia restano fedeli alla ricerca interiore, fragile e lenta e alle influenze cinematografiche. In Grain, i riferimenti a Tarkovskij, già presenti nella trilogia, sembrano particolarmente prominenti. Gli elementi ci sono tutti: una guida, un professore, una “zona”, un misterioso viaggio nell'esistenza, persino una pioggia acida. 

Tuttavia, come nel caso di Aleksei Balabanov con la canzone del cigno Me Too, Kaplanoğlu adotta un misticismo religioso dal mito di Stalker, lo adatta al suo ambiente sensibile e lo trasforma in una spinta contraria all'irreversibile estinzione dell'umanità. Grain va oltre i confini stabiliti e diventa un grido di salvezza per il presente o il futuro.

Grain è una coproduzione tra Turchia, Germania, Francia e Svezia di Nadir Öperli, Semih Kaplanoğlu (Kaplan Film), Johannes Rexin, Bettina Brokemper (Heimatfilm), Michel Zana (Sophie Dulac Productions), Fredrik Zander (The Chimney Pot) e ZDF/Arte. Le vendite internazionali sono gestite dalla compagnia tedesca The Match Factory.

(Tradotto dall'inglese)

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