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VENEZIA 2017 Settimana della Critica

Sarah joue un loup garou: come ci si sente a essere una ragazza

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- VENEZIA 2017: Nel suo primo film, presentato alla Settimana della critica, Katharina Wyss dimostra che le canzoni pop avevano ragione. Nulla è più difficile di essere un'adolescente

Sarah joue un loup garou:  come ci si sente a essere una ragazza

Sarah (Loane Balthasar) ha un segreto. Un segreto che non può condividere con nessuno: né con i compagni di scuola, perché non ne ha, e certamente non con la sua traballante famiglia, ossessionata dall'opera. Quello che può fare è esprimerlo sul palco. Quando l'intraprendente insegnante di arte (Sabine Timoteo, già vista in The Chronicles of Melanie [+leggi anche:
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) incoraggia gli studenti ad andare oltre il copione e a forzare i loro limiti, Sarah prende alla lettera il suo consiglio. Presto, da ragazzina tremendamente timida si trasforma in spregiudicata performer, in grado sul palco di correre tutti i rischi che nella vita avrebbe invece evitato. Ma invece di aprirsi agli altri, Sarah si allontana ancora di più.

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Sarah joue un loup garou [+leggi anche:
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intervista: Katharina Wyss
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, esordio di Katharina Wyss, mostrato alla Settimana della critica di Venezia, assomiglia molto alla sua stessa ipersensibile eroina: proprio come Sarah, è a volte difficile da sopportare. La regista svedese è evidentemente disinteressata a rendere Sarah anche minimamente gradevole. Non è facile guardarla fare o dire solo cose sbagliate al momento sbagliato, solo per fare un esempio; e nonostante i suoi sforzi il comportamento di Sarah è il manuale perfetto per chi vuole perdere amici e allontanare le persone.

Anche perché, bisogna ammetterlo, Sarah non è proprio in grado di farcela da sola. A un potenziale amico dice che suo fratello si è suicidato (e comunque non è vero), va raccontando i segreti degli altri e trova conforto nelle storie di giovani martiri; Santa Barbara, in particolare, di cui apprezza le sofferenze e le indicibili torture, o la Giulietta di Shakespeare. Straziante e insopportabilmente tediosa, Sarah riesce ad essere sopra le righe e stranamente realistica. Chiunque abbia avuto 17 anni può confermare quest'ultimo punto.

Nel tentativo di Wyss di superare i classici dolori del giovane Werther, la decisione di spiegare le ragioni dietro lo strano comportamento della famiglia di Sarah potrebbe risultare incomprensibile; per un film dai lineamenti così delicati, un tale colpo contrasta notevolmente con quanto lo ha preceduto. Ma ancora una volta, la filmmaker si rivela essere una che non cerca il facile consenso. Girato in modo da accentuare il soffocante senso di claustrofobia, Sarah joue un loup garou ammassa tutti i suoi spunti in maniera tanto confusa, quanto lo sono i membri della nevrotica famiglia di Sarah. Ma in qualche modo riesce anche a cogliere come ci si sente a essere una ragazza; What It Feels Like For A Girl, proprio come canta Madonna.

Prodotto dalle società svizzere Intermezzo Films e Mnemosyn Films, e coprodotto dalla Deutsche Film-und Fernsehakademie Berlin (DFFB), le vendite internazionali di Sarah joue un loup garou sono gestite da Patra Spanou Film Marketing & Consulting

(Tradotto dall'inglese)

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