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TORONTO 2017 Discovery

Miracle: la mano invisibile che ha sollevato la cortina di ferro

di 

- TORONTO 2017: L'esordiente Eglė Vertelytė consegna una satira tragicomica e dallo humour inglese sulla caduta del sistema sovietico e la “miracolosa” invasione di un capitalismo rampante

Miracle: la mano invisibile che ha sollevato la cortina di ferro

La sceneggiatrice e regista lituana Eglė Vertelytė ha iniziato a sviluppare la sceneggiatura del suo primo film, Miracle [+leggi anche:
trailer
intervista: Eglė Vertelytė
scheda film
]
, nel 2008. Nel frattempo, ha scritto e diretto molti cortometraggi e, quando era in Mongolia, il suo primo lungometraggio documentario, Ub Lama (2011). Miracle è appena stato presentato in anteprima mondiale alla 42a edizione del Toronto International Film Festival nella sezione Discovery.

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Irena (Eglė Mikulionytė) è una donna di mezza età ed è a capo di un allevamento collettivo di suini in un villaggio della Lituania. Il Paese è da poco tornato indipendente dopo la disgregazione dell'Unione Sovietica e questo periodo di transizione porta quasi tutti sull'orlo della bancarotta. Irena cerca in ogni modo di trovare una soluzione per salvare la fattoria e chi ci lavora, quando si presenta la losca figura di un investitore lituano-americano, Bernardas (Vyto Ruginis). Quest'ultimo è intenzionato a comprare la fattoria e aiutarli, e la sua presenza e le speranze che accende sono immediatamente ben accolte e cambiano inevitabilmente le loro vite. Irena, tuttavia, crede che in lui  ci sia qualcosa di sospetto.

Il film è costruito sulla contraddizione tra i suoi due protagonisti, rappresentanti di due mondi che sono stati tenuti separati per quasi 50 anni. Irena è un personaggio tragico, una donna forte, decisa e con i piedi per terra. Incarna i valori dell'eroina onesta e umile, che fa tutto quello che è in suo potere per salvare gli altri, ma è anche l'ultima rimasta a credere in un'ideologia. Dall'altra parte c'è Bernardas, uno sbruffone implacabile, ambasciatore della nuova e cinica etica del futuro. A un certo punto, si intravvede un segnale d'allarme, ma nessuno riesce (o vuole) capirlo.

Miracle è una critica sottile, delicatamente ironica e quasi satirica sul brusco passaggio dal comunismo al capitalismo rampante e sulla smodata bramosia per tutto quello che di occidentale avevano da offrire le ex repubbliche sovietiche nei primi anni Novanta.  Un imprenditore americano era come un messia, nessuno osava mettere in dubbio il suo potere, ma l'improvvisa esposizione al capitale creò un inevitabile stato di disuguaglianza. Vertelytė osserva questa spaventosa transizione di potere, usando l'ironia come scudo verso lo squallore e le atrocità perpetrate nell'era post-sovietica e ancora visibili nella società lituana di oggi.

L'estetica di Miracle ricalca l'atmosfera iperrealistica della storia e conferisce al film un tocco quasi irreale. La fotografia “inquadrata” di Emil Christov e i toni sbiaditi stile anni Settanta, che richiamano chiaramente il Sovcolor, si sposano perfettamente con l'estetica vintage creata da Ramūnas Rastauskas; questa crea un'atmosfera teatrale e nostalgica, accentuata dal fatto che la regista mescola elementi da commedia pura e semplice alla Benvenuto, Mister Marshall! (1953) di Luis García Berlanga con l'universo vagamente più oscuro, arido e allegorico di Aki Kaurismäki. Miracle ci dà uno spaccato di quanto è accaduto quando una mano invisibile ha deciso di sollevare la cortina di ferro e ha definitivamente messo fine a un sistema agonizzante; tuttavia, il film è all'insegna della leggerezza, pertanto non si vede alcuna scena tragica.

Miracle è una coproduzione di Lituania, Bulgaria e Polonia di Lukas Trimonis (iN SCRiPT), con Pavlina Jeleva (Geopoly), Jacek Kulczycki, Magdalena Zimecka e Radosława Bardes (Orka). Ha il supporto del Lithuanian Film Centre, del Bulgarian National Film Center, Eurimages e di Creative Europe. Le vendite mondiali sono gestite dalla società francese Wide.

(Tradotto dall'inglese)

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