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CINEMED 2017 Concorso

Vent du Nord: due facce di una stessa medaglia

di 

- Attraverso la questione della delocalizzazione, il primo lungometraggio di Walid Mattar esplora le analogie delle vite di due operai, da una costa all'altra del Mediterraneo

Vent du Nord: due facce di una stessa medaglia
Philippe Rebbot, Kacey Mottet Klein e Corinne Masiero in Vent du Nord

Fenomeno economico spesso portato come simbolo dei mali della globalizzazione, con una crisi sociale da una parte e lo sfruttamento della povertà dall'altra, la problematica della delocalizzazione ha recentemente ispirato diversi film francesi, come Prendre le large [+leggi anche:
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, ognuno affrontando la questione da un'angolatura differente. È questo anche il caso di Vent du Nord [+leggi anche:
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intervista: Walid Mattar
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di Walid Mattar, presentato in concorso al 39° Festival del cinema mediterraneo di Montpellier, un primo lungometraggio che si configura come un viaggio umano in uno specchio a due facce, nel Nord della Francia e in Tunisia, attorno alle disavventure di due operai legati esclusivamente dalla stessa macchina con cui lavorano. Due protagonisti che incrociano gli sguardi casualmente e solo per qualche secondo nel film, ma che condividono tuttavia la speranza di realizzarsi come individui, nonostante le difficoltà dell'ambiente circostante. 

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Strutturata molto bene, la sceneggiatura (scritta da Leyla Bouzid, Claude Le Pape e dal regista) ha inizio in Francia in una fabbrica di calzature dove Hervé (l’eccellente Philippe Rebbot) lavora da 32 anni ed è ora sul punto di essere delocalizzata. Di carattere poco combattivo, Hervé preferisce accettare la buonuscita che gli viene proposta (30.000 euro) piuttosto che impegnarsi nella lotta sociale (blocchi, sequestro del direttore, assalti alla polizia) che va nascendo, e questo gli provoca il disprezzo dei colleghi che lo incrociano regolarmente al bancone dopo l'ennesima tripletta perdente. Hervé, piuttosto, vede questa situazione come l'opportunità per potersi comprare una piccola barca da pesca e prendere finalmente il largo seguendo l'hobby che lo appassiona. La decisione lascia perplessi la moglie Véronique (Corinne Masiero) e il figlio Vincent (Kacey Mottet Klein), che deve unirsi all'esercito da lì a otto mesi e intanto ammazza il tempo con i videogiochi.

La fabbrica francese chiude, dei camion imbarcano il materiale e si riuniscono in un porto prima di attraversare il Mediterraneo in direzione di Tunisi, dove si svolge la seconda parte della storia. Lì, il giovane Foued (Mohamed Amine Hamzaoui) impara il suo mestiere di operaio sulla stessa macchina e protesta contro un salario che non prevede contributi; ma resiste perché sua madre è malata, e spera in una promozione, e soprattutto per i begli occhi di Karima (Abir Bennai) con la quale intreccia un bell'idillio. Nel frattempo, in Francia, Hervé trasforma il suo hobby in una vera e propria attività e, aiutato da Vincent e Véro, mette su un sistema locale di rivendita del pescato, cercando di farlo entro i margini della legalità. Dalle due coste del Mediterraneo, riusciranno i nostri protagonisti ad avverare i propri sogni per il futuro? Niente di più incerto... 

Evitando con cura ogni manicheismo, ogni pietismo e senso di tragedia, Vent du Nord dipinge un quadro convincente, rispettoso e affettuoso degli ambienti operai dei due paesi, il che non impedisce al film di infilare dei piccoli elementi di critica su due società in cui tanto l'ingegnosità quanto la sottomissione sembrano destinate al fallimento. Una triste costatazione mascherata in un costume da commedia sociale, familiare e sentimentale, che dà al film un piacevole retrogusto dolce amaro.

Prodotto da Saïd Hamich per Barney Production, Vent du Nord è stato coprodotto dai belgi di Hélicotronc e dai tunisini di Propaganda. Sarà distribuito in Francia da KMBO il 21 marzo 2018 e sarà venduto all'estero da Be For Films.

(Tradotto dal francese)

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