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FILM Italia

Gli sdraiati: quando a sentirsi incompreso è un padre

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- Arriva nelle sale italiane il nuovo film di Francesca Archibugi, con protagonista Claudio Bisio. Il ritratto di un difficile rapporto padre-figlio, tratto dall’omonimo libro di Michele Serra

Gli sdraiati: quando a sentirsi incompreso è un padre
Gaddo Bacchini e Claudio Bisio in Gli sdraiati

Il titolo sembrerebbe suggerire un film generazionale, il ritratto di una gioventù svogliata e inconcludente. E invece, Gli sdraiati [+leggi anche:
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, la nuova commedia dolceamara di Francesca Archibugi da oggi nelle sale, è soprattutto la storia di un padre incompreso. Partendo dall’omonimo libro di Michele Serra (edito da Feltrinelli), la regista di Mignon è partita e Il nome del figlio [+leggi anche:
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racconta, affiancata in sceneggiatura da Francesco Piccolo, il difficile rapporto tra un padre separato e suo figlio adolescente, “una storia intima e individuale, da non generalizzare”, ci tiene a sottolineare Archibugi, ma che riecheggia un più universale scontro tra “vecchi” e “giovani”, tra figli del ‘68 e millennials, sullo sfondo di una nuova Milano, quella dei grattacieli, borghese e proiettata verso il futuro. 

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“Esaurito”: è così che il diciassettenne Tito (l’esordiente Gaddo Bacchini) chiama suo padre, Giorgio (Claudio Bisio), con cui passa metà della settimana, essendo in affido condiviso. Noto conduttore tv, separato da anni, Giorgio è apprezzato da milioni di telespettatori, ma non da suo figlio e tantomeno dal branco di amici che il ragazzo si porta puntualmente appresso, invadendogli casa e occupandogli il divano. Allegro e caciarone con la sua banda, tenero con la sua nuova fidanzatina Alice (Ilaria Brusadelli), Tito va d’accordo con sua madre (Sandra Ceccarelli) e ha una forte complicità con suo nonno (Cochi Ponzoni): è solo con suo padre che fa il musone, e Giorgio, sopraffatto da fantasmi e sensi di colpa, si chiede dove possa aver sbagliato. “Forse esigo troppo poco da te”, dice al ragazzo, e intanto lo chiama in continuazione, gli fruga nel cestino dei rifiuti, lo ammorba costringendolo a interminabili passeggiate in montagna, cercando attraverso il controllo quell’intimità che gli sembra sfuggire sempre di più dalle mani. Nel frattempo riemerge dal passato Rosalba (una sorprendente Antonia Truppo in versione milanese), una vecchia “scappatella” di Giorgio che si rivela essere la madre proprio di Alice, e che sembra avanzare qualcosa da lui. Così, oltre all’incomprensione con suo figlio e alla sua cronica mancanza di affetto, Giorgio dovrà fronteggiare anche un terribile dubbio riguardo alla paternità della ragazza di cui Tito è innamorato. 

Cambiando necessariamente molto del racconto originale di Serra, che si presenta come una serie di lettere che il padre scrive al figlio, Archibugi e Piccolo (fra l’altro autori con Paolo Virzì della sceneggiatura di The Leisure Seeker, in concorso all’ultima Mostra di Venezia) aggiungono nel film il punto di vista del ragazzo, ma è soprattutto sulla generazione dei genitori che rimane concentrato. Genitori confusi, fragili, non autorevoli, che non sanno come approcciarsi a questi figli che sono visti come alieni, pronti (nell’immaginazione di Giorgio) a formare un esercito per sconfiggere i tanti, troppi anziani del mondo e prendere finalmente il loro posto. Una visione apocalittica dietro cui si nasconde, forse, la consapevolezza che non si stia lasciando a questi giovani sufficiente spazio, nella vita, nel lavoro. Il film non dice tutto, lavora di sottrazione, omette dettagli, lascia in sospeso alcune situazioni, e per questo potrebbe non convincere tutti; ma resta molto vero per tanti suoi aspetti, emozionante e malinconico. 

Prodotto da Indiana Production e Lucky Red con Rai Cinema, Gli sdraiati esce oggi, 23 novembre, in 380 sale distribuito da Lucky Red. Le vendite estere del film sono curate da True Colors.

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