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ROTTERDAM 2018 Bright Future

The Return: il ritorno a origini sconosciute

di 

- Il primo lungometraggio della regista danese-coreana Malene Choi è un docudrama parzialmente autobiografico sulla ricerca delle proprie radici

The Return: il ritorno a origini sconosciute

Il primo lungometraggio della regista danese di origini coreane Malene Choi, The Return [+leggi anche:
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, è un docudrama ibrido, come ci informano le note per la stampa, in parte basato sulle esperienze della regista stessa. In quanto apertamente autobiografico, è un film sensibile che affronta i temi dell'identità e del divario culturale attraverso i protagonisti di origine coreana cresciuti in Occidente che vanno a Seul in cerca delle loro origini. Il film è stato presentato in anteprima mondiale nella sezione Bright Future del Festival di Rotterdam ed è anche selezionato nella Nordic Competition di Göteborg.

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Karoline (Karoline Sofie Lee) è stata adottata in Danimarca da piccola e ora torna a Seul per la prima volta alla ricerca dei suoi veri genitori. Nell’ostello dove alloggia, incontra altri adottati da Europa e Stati Uniti con la stessa missione, incluso Thomas (Thomas Hwan, visto a Rotterdam nel 2017 in The Man [+leggi anche:
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), anche lui danese-coreano.

Karoline si reca inizialmente all'agenzia di adozione, dove apprende molto poco dall’evasivo impiegato che sostiene che gli ospedali coreani non conservano tutte le informazioni per un tempo tanto lungo. Thomas, che ha indagato più a fondo, spiega alla perplessa Karoline che deve insistere e che l'agenzia è portata a mentire – un approccio non ovvio per una persona cresciuta in un paese come la Danimarca.

La trama e i temi del film ruotano attorno a questioni di scontro culturale e identità indefinite, o forse indefinibili. Karoline e Thomas parlano ad altri adottati, e una di queste scene, forse un'intervista completamente documentaria con una donna che ha trovato i suoi genitori e ha sperimentato emozioni inaspettate, è particolarmente toccante, specialmente perché viene tagliata e poi montata in mezzo ad altre scene nella seconda metà del film, con il momento più commovente che si svolge nella sua ultima parte.

Allo stesso modo, Choi inizia il film con una bassa intensità emotiva, introducendoci lentamente ai personaggi e costruendo gradualmente il climax emotivo quando Thomas trova sua madre, con Karoline presente come osservatore silenzioso. Con l'atmosfera impostata in questo modo, una volta che i momenti veramente commoventi arrivano, risuonano a un livello più emotivo con il pubblico, più di quanto farebbero se i passi cruciali della sceneggiatura firmata dalla debuttante Sissel Dalsgaard Thomsen si succedessero l'un l'altro in un modo più tradizionale.

Questo approccio è anche supportato dall'atmosfera generale del film, che è spesso documentaria, con la cinematografia digitale piatta di Catherine Pattinama Coleman (anche lei al suo primo lungometraggio) e, a volte, i tagli improvvisi e crudi di Julius Krebs Damsbo (Winter Brothers [+leggi anche:
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intervista: Hlynur Pálmason
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), che ricordano i montaggi semplici degli home-video o dei film di found-footage. La colonna sonora semplice e a volte onirica di Philip Nicolai Flindt (meglio conosciuto come sound designer), che include effetti audio che richiamano alla mente i suoni dei videogiochi degli anni '80, accentua la sensazione di incapacità dei protagonisti di connettersi con questo nuovo mondo per loro alieno e al contempo stranamente familiare.

The Return è coprodotto dalle società danesi Walenciak Film e Adomeit Film, e la sudcoreana Cine Everywhere. La tedesca Pluto Film detiene i diritti internazionali.  

(Tradotto dall'inglese)

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