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SOLETTA 2018

Alla scuola dei Filosofi, un film sull’amore con la A maiuscola

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- Presentato alle Giornate di Soletta, il film di Fernand Melgar continua un discorso sulle piccole grandi battaglie che si svolgono ai margini della società

Alla scuola dei Filosofi, un film sull’amore con la A maiuscola

Fedele al suo sguardo che sa frugare fra il caos del quotidiano per estrarne perle nascoste, Fernand Melgar si ferma ad osservare un gruppo di bambini “diversi” dagli altri. Il risultato è Alla scuola dei Filosofi [+leggi anche:
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, un film tanto semplice quanto profondo, come l’infanzia stessa, presentato in prima mondiale alle Giornate di Soletta.

Dopo la sua trilogia sull’immigrazione (La Forteresse [+leggi anche:
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) Fernand Melgar focalizza la sua attenzione su un gruppo di cinque bambini con diversi handicap mentali e fisici nel momento delicato dell’entrata a scuola. Se a primo acchito questi due mondi possono sembrare molto distanti, riflettendoci bene non lo sono poi così tanto, entrambi confrontati con il rigetto della società, con l’incapacità di molti a includerli nel proprio campo visivo. Come dice il regista stesso il suo obiettivo non è quello di far cambiare ma piuttosto di elargire la visione dello spettatore, di spingerlo a porsi delle domande su un mondo che non sfiora quasi mai. I film non cambiano forse il mondo ma possono di sicuro rischiararlo ci verrebbe voglia di dire. 

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I piccoli filosofi in erba che illuminano i novanta minuti del film si chiamano Léon, Louis, Ardi, Kenza, Chloé e Albiana. Dall’alto dei loro cinque anni ognuno porta già sulle spalle il peso del (proprio) mondo, fatto di dolore, sguardi curiosi ma anche amore incondizionato (soprattutto quello dei loro genitori) che si trasforma a volte in pura devozione. La scuola (in questo caso l’école de la Rue des Philosophes d’Yverdon-les-Bains) rappresenta per loro (figli e genitori) l’occasione unica di liberarsi anche solo per un attimo di una parte del peso che li attanaglia, per gustare un po’ di quella libertà che dovrebbe essere garantita ad ognuno di noi, ma che nel loro caso sembra una chimerica. 

Sebbene il regista prenda il tempo d’interrogare ognuno dei tre poli che costituiscono i vertici di Alla scuola dei Filosofi: genitori, insegnanti e figli, questi ultimi (incapaci di esprimersi verbalmente) restano comunque il perno attorno al quale gravita il film. Attraverso la sua telecamera Fernand Melgar da voce al loro lamento silenzioso, alla loro sana indignazione, alla loro più che legittima voglia di vivere.

Attraverso i piani ad altezza di bambino, i momenti in cui il regista li filma soli, persi in una cornice troppo grande, o ancora quando li “spia” quasi addormentati dopo la loro prima uscita senza i genitori, i piccoli protagonisti si esprimono, rivendicano la loro presenza, ci sfidano quasi a scansarli dal nostro campo visivo. Chi ne avrebbe il coraggio ora che fanno parte del nostro mondo? 

Alla scuola dei Filosofi si pone la domanda fondamentale del capire a che condizioni la vita valga davvero la pena d’essere vissuta. Ma soprattutto a chi spetta il compito di deciderlo, discriminando gli abili dai disabili, gli eletti dagli esclusi. Se una vera risposta non esiste, il fatto di sollevarla risulta già essere un immenso traguardo. Fra pudore e voglia di esprimersi ognuno trova il coraggio di rivendicare la propria presenza stravolgendo anche solo per novanta minuti un ordine che sembra immutabile. Trasformando l’anormalità in normalità, il dolore in risorsa, il cinema in voce. 

Alla scuola dei Filosofi è prodotto da Climage insieme alla Radio Télévision Suisse RTS e distribuito in Svizzera da Sister Distribution.

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