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ROTTERDAM 2018 Voices

L'odissea tragica di Jimmie

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- Con il suo nuovo film, che ha aperto la 47a edizione dell'International Film Festival di Rotterdam nella sezione Voices, Jesper Ganslandt immagina un mondo in cui i rifugiati sono nordeuropei

L'odissea tragica di Jimmie

L'idea di fondo di Jimmie [+leggi anche:
trailer
scheda film
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sarebbe buona: e se fossimo noi quelli costretti ad andarcene? Lo svedese Jesper Ganslandt, che presenta il nuovo film all’International Film Festival di Rotterdam, immagina una Svezia in guerra che costringe i propri abitanti a lasciare il paese, provando a far immedesimare gli spettatori bianchi nei rifugiati che a milioni devono abbandonare il loro per venire in Europa.

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La immagina soprattutto dal punto di vista di un bambino di quattro anni, Jimmie, che intraprende il viaggio della speranza col solo padre, in un' Europa piena di polizie di frontiera che non si discosta tanto dalla realtà odierna. La mis-en-scène è molto alla moda nel cinema d'oggi: colori freddi, dialoghi sussurrati, musica alta a ricercare l'emozione dello spettatore, camera a mano nelle situazioni di tensione.

Un'estetica d'essai per un film finto-progressista che affronta il problema dei migranti in maniera superficiale e questo lo si vede dai primi piani in cui la macchina da presa si muove a pelo d'acqua mentre Jimmie chiama inutilmente suo padre o in alcune evidenti falle nelle sceneggiatura, ad esempio nella scena in cui migranti svedesi passano un controllo della polizia con la scusa della settimana bianca: migranti sempre educati e gentili, anche nelle situazioni più estreme, migranti migliori degli altri insomma.

Jimmie e il padre (interpretati dal regista Ganslandt e dal figlio) passano attraverso diversi stati europei e questo espediente narrativo permette al regista di descrivere la caccia all'uomo dei vari corpi speciali di polizia, con la camera sempre molto vicina al viso del bambino, non si capisce se per catturarne gli stati d'animo o per invitare alla compassione. Entrano in scena anche altre famiglie di rifugiati, ma di loro non si sa niente, le loro storie per il regista non hanno importanza, tutto si confonde e richiede allo spettatore uno sforzo di immaginazione superiore per capire cosa sta succedendo.

Insomma Jimmie dà l'idea di un film lasciato a metà, le intenzioni nobili dell'autore che tenta di scuotere le coscienze degli spettatori borghesi del nord Europa pongono invece altre domande: ci si chiede come mai si debbano mettere in scena dei biondi in pericolo per essere solidali e capire le ragioni di persone che bionde non sono ma migrano a causa dei disastri provocati dagli antenati del bambino bianco Jimmie.

Jimmie è prodotto da Juan Pablo LibossartJesper KurlandskyHedvig Lundgren, Jesper Ganslandt e da Fasad AB che si occuperà anche della vendita.

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