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BERLINO 2018 Panorama / Tribeca 2018

Recensione: Lemonade

di 

- BERLINO 2018: Il primo film di Ioana Uricaru esplora le difficoltà e le sofferenze di una donna rumena che prova a stabilirsi negli Stati Uniti

Recensione: Lemonade
Mălina Manovici e Milan Hurduc in Lemonade

Nel suo primo film, Lemonade [+leggi anche:
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intervista: Ioana Uricaru
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, una nuova voce del cinema rumeno, Ioana Uricaru, analizza un argomento sconosciuto nella cosiddetta New Wave locale: le difficoltà e le sofferenze di un’immigrante rumena negli Stati Uniti. Prodotto dal vincitore della Palma d’Oro Cristian Mungiu con la sua società Mobra Films, Lemonade ha avuto la sua première mondiale al Panorama del Festival di Berlino.

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La sceneggiatura, scritta da Uricaru insieme a Tatiana Ionaşcu, segue Mara (Mălina Manovici, in Graduation [+leggi anche:
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Q&A: Cristian Mungiu
intervista: Cristian Mungiu
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di Mungiu), una madre single di 30 anni, proveniente dalla Romania, che lavora come infermiera negli Stati Uniti. Ha solamente un visto provvisorio che le è già scaduto. Ma dopo aver sposato Daniel (Dylan Scott Smith), uno dei suoi pazienti americani, Mara sente il dovere di proseguire il famoso sogno americano. 

Aiutato da un convincente Manovici, Lemonade analizza l’esperienza devastante nell’abbandonare il proprio paese e provare a stabilirsi in una società xenofoba. Non passa tanto che Mara si ritrova ad affrontare esperienze poco piacevoli, dalle piccole aggressioni alla violenza più totale. Con uno sguardo compassionevole, Uricaru, anche lei un’emigrante rumena negli Stati Uniti, sembra insinuare che l’America tratti gli immigrati come una sorta di virus, formando velocemente un muro protettivo e urlando contro l’intruso: “Siamo meglio di voi”, “Non meriti di stare qui” o “Sei la peggior specie umana”.

È estremamente rivelatore che Daniel sia malato di fegato, ciò rende Mara sia sua moglie che la sua infermiera. In qualità di essere umano, Mara non sembra essere alla sua altezza, avendo bisogno delle sue doti da infermiera per diventare degna di essere sua moglie. È altresì significativo che le uniche voci che Mara ascolta durante quei pochi giorni coperti dalla sceneggiatura siano quelle degli immigrati che hanno lottato per ottenere il loro posto in questo nuovo paese.

Ma Lemonade non punta il dito solo al presente e al futuro di Mara, ma anche al suo passato. La protagonista fugge da un passato in cui dare una vita tranquilla a suo figlio, Dragos (Milan Hurduc), era un sogno impossibile. Le sue esperienze americane sono un duro commento sulla xenofobia del suo paese adottivo, ma anche alla Romania, un paese dove le cose sono messe abbastanza male da spingere una giovane professionista a fare di tutto per avere una vita migliore.

Una storia che funziona attraverso l’accumulo (condividendo il suo carattere con un altro importante successo locale, The Lesson - Scuola di vita [+leggi anche:
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intervista: Kristina Grozeva, Petar Va…
intervista: Margita Gosheva
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di Kristina Grozeva e Petar Valchanov), Lemonade entra in un luogo misterioso che solitamente non si visita quando si tratta di spostarsi in un altro paese. Si è parlato di quelli che sognano di immigrare ma non hanno avuto mai il coraggio di farlo, e di quelli che sono immigrati e ce l’hanno fatta. Le storie più tristi sembrano perdere il confine tra questi due territori, la cui mentalità Lemonade esplora in maniera convincente.

Lemonade è stato prodotto da Mobra Films (Romania), Peripheria (Canada), 42film (Germania) e Filmgate Films (Svezia). Il film viene gestito a livello internazionale da Pluto Film, e verrà distribuito in Romania il prossimo autunno. 

(Tradotto dall'inglese da Francesca Miriam Chiara Leonardi)

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