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CANNES 2018 Un Certain Regard

Recensione: À genoux les gars

di 

- CANNES 2018: Antoine Desrosières realizza una commedia radicale sui giovani dei quartieri popolari e sulla violenza sessuale degli uomini nei confronti delle donne

Recensione: À genoux les gars
Souad Arsane, Inas Chanti, Sidi Mejai e Medhi Damhane in À genoux les gars

Vedere saltare fuori un oggetto cinematografico così poco convenzionale come quello di À genoux les gars [+leggi anche:
trailer
intervista: Antoine Desrosières
scheda film
]
nel tempio della cinefilia, il Festival di Cannes dove il film di Antoine Desrosières è stato presentato in selezione ufficiale, a Un Certain Regard, rischia di stupire molti, forse di infastidire alcuni o di entusiasmare gli altri che accoglieranno l’ultimo film del regista e selezionatore cannense. Ad ogni modo, questa commedia radicale che esamina attentamente il tema molto attuale della manipolazione e dell’oppressione maschile in ambito sessuale, nell’era dei social network, non potrà lasciare nessuno indifferente.

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La storia è semplice. Due sorelle, le liceali Yasmina (Souad Arsane) e Rim (Inas Chanti) frequentano due miglior amici, Salim (Sidi Mejai) e Majid (Medhi Damhane). Rim e Majid (entrambi fisicamente belli) escono già insieme e Yasmina (meno attraente), che non ha mai baciato qualcuno e che s’interroga sulla sessualità, si lascia sedurre senza alcun problema (“un colloquio di lavoro con l’amore”) da Salim (che non ha niente di attraente). Mangiano insieme al greco, si danno dei baci con la lingua in piscina e parlano di sesso ridendo, facendosi notare per la loro omofobia di bassa lega (“un ragazzo che sa scopare con un altro ragazzo, sa scopare con tutto: animali, veicoli…”). Poi Rim parte in gita scolastica e Salim approfitta dell’ingenuità di Yasmina per obbligarla a praticare una fellatio a Majid, prima di rivelarle che ha filmato il tutto e che quindi deve sottomettersi ai suoi desideri nei mesi successivi (“altrimenti farà girare il video dove si vede che fai un pompino a un ragazzo in un parcheggio a quindici minuti da casa tua, troia!”). Un tranello che stimolerà Yasmina a lanciarsi, a scoprire il potere liberatorio delle parole, della propria libertà di scelta e della forza del femminismo.

Creato basandosi su una dialettica gergale sciolta (si dicono continuamente “fratello” o “forte”, anche tra ragazze) e sull’iper-inventiva dei protagonisti (che hanno partecipato alla redazione dei dialoghi del film), il film riesce con successo a far passare bene il suo tema delicato sotto forma di commedia. Spesso divertente, è anche un ritratto ben accurato dei giovani della classe operaia francese di oggi, e coloro che potrebbero evocare una recitazione sopra le righe (qualche volta al limite dell’isteria, è vero) devono non imbattersi troppo spesso in questa parte della popolazione così reale. Il regista fornisce inoltre una dimensione più atemporale alla sua denuncia dei comportamenti maschili utilizzando diverse canzoni degli anni’60 legate al suo tema. E se il tutto non è perfetto, alcune battute in particolare funzionano meglio di altre, e restando la messa in scena molto semplice, le imperfezioni del film s’incastrano piuttosto bene con le sue qualità. Tutto ciò rende À genoux les gars una vera curiosità socio-cinematografica che non si preoccupa della correttezza e che affronta un dibattito uomo/donna in piena ebollizione.

Prodotto da Les Films de l'Autre Cougar e coprodotto da Digital District, Eye Lite, Lemon Studio, Flach Film e Rezo Productions, À genoux les gars è venduto a livello internazionale da Films Boutique.

(Tradotto dal francese da Francesca Miriam Chiara Leonardi)

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